Pareti dipinte: racconto del primo giorno del convegno

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Si è aperto lunedì mattina al Mann il “Convegno Pareti Dipinte – Dallo scavo alla valorizzazione – XIV Colloquio dell’AIPMA”, l’Associazione Internazionale per la Pittura Murale Antica.

Saluti istituzionali del padrone di casa Paolo Giulierini  introduzioni di Valeria Sampaolo ed Antonella Coralini che ha curato l’organizzazione di questa nuova edizione dell’ormai classico appuntamento di studiosi di pittura antica. Ben cinque interventi, tutti corredati da interessanti appendici di discussione che hanno già mostrato come il convegno si appresti ad essere un importante snodo per gli studi volti alla tutela e valorizzazione delle delicate “pareti dipinte”.

La relazione che è apparsa più ricca di spunti è stata senz’altro quella di Jean-Pierre Brun e Priscilla Munzi: “Un banchetto per l’eternità. Nuove scoperte dalla necropoli di Cuma”. Un doppio intervento preceduto da una speciale visita al Laboratorio di restauro del Mann, dove si è avuto modo di ascoltare i tecnici restauratori che hanno proceduto alle operazioni di distacco di parte della decorazione, soprattutto di quella figurata, che caratterizzava la tomba cumana. Un intervento di “stacco” che si inquadra in un complessivo progetto di restauro e successiva valorizzazione, rivolto a fare della decorazione del’ultima tomba scoperta a Cuma, un importante pezzo da far viaggiare per mostre soprattutto all’estero, veicolando la straordinaria immagine di un sito archeologico di assoluto valore. La tomba, come illustrato da Priscilla Munzi, è l’ultima “figlia” venuta alla luce da un lungo progetto di ricerca sull’area esterna alla cinta muraria della antica Cuma. Lo sviluppo di una complessa ed estesa necropoli ha spinto a scavi sempre più intensi, soprattutto nella zona della Porta mediana, dove, durante il II secolo a.C., si era sviluppata un’architettura funeraria monumentale con tombe a camera ipogeica per più inumati. La tomba del Banchetto, rinvenuta nel giugno dello scorso anno, rientra appieno nel contesto tipologico delle tombe di II secolo a.C. ma esprime una decorazione figurata di livello raffinato e di grande stimolo per la ricerca evolutiva della pittura parietale cumana. Si diceva della decorazione, sviluppata secondo uno schema descrittivo estremamente semplice e netto. Una cornice modanata a “fascione” di intonaco bianco, costituisce la linea di demarcazione tra le pareti: quelle inferiori, compresi i letti, sono di un acceso colore rosso; quelle superiori hanno la volta dipinta in giallo e scene figurate, in particolar modo immediatamente al di sopra della cornice e nelle lunette. È proprio nella lunetta posta al di sopra del vano di accesso alla camera sepolcrale, che la decorazione figurata si è meglio conservata: vi è rappresentata una scena di preparazione al banchetto con un giovane ignudo che regge un oinochoe ed una coppa, all’estrema destra si osserva un prezioso cratere dorato ed a sinistra una trapeza ed altri vasi legati alla pratica del convivio. L’eccezionale qualità delle pitture non fa dimenticare che la tomba fu spesso “frequentata” durante i secoli scorsi da “tombaroli” che hanno lasciato anche tracce “epigrafiche” e figurate del loro passaggio. Resta, forse, ancora da definire in maniera compiuta il problema della datazione, come puntualizzato da Jean-Pierre Brun. Per lo studioso francese, che durante la parte del suo intervento si è soffermato sugli oggetti rinvenuti nella tomba, questa potrebbe riferirsi ad una fase a cavallo tra la fine del II ed il principio del I secolo a.C.

La prima giornata del convegno, oltre alle relazioni come da programma, ha avuto un piacevole, gradito, breve intervento finale del Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano. Il Direttore del sito archeologico vesuviano ha tenuto a sottolineare l’importanza delle giornate di studio, che rimettono al centro anche la storica realtà scientifica di Ercolano. A tale proposito, Sirano ha ribadito come la giornata di venerdì prossimo, che si svolgerà interamente ad Ercolano tra il Mav ed il Parco Archeologico, rappresenti un appuntamento dal grande valore culturale non solo per la comunità scientifica ma anche per la stessa città di Ercolano e la sua storia, “congelata” tra le pietre antiche di duemila anni fa.

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