Pareti dipinte: le tombe dipinte al centro della seconda giornata del convegno

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Si è conclusa, nella serata di martedì, la seconda giornata del grande convegno internazionale sulla pittura antica in corso a Napoli fino al 13 settembre.

Nell’accogliente cornice di Palazzo Grenoble a Via Crispi, sede del Centre Jean Bérard – CNRS, il console francese a Napoli, Laurent Burin des Roziers, e la direttrice dell’istituzione culturale francese Claude Pouzadoux, insieme ad Antonella Coralini, hanno aperto il secondo appuntamento di studi strutturato in quattro sezioni.

Per la prima sessione (la seconda come da programma del convegno), dedicata al tema della memoria e della comunicazione come veicoli utili a progettare un futuro della pittura, vanno segnalati il contributo di Monica Salvadori ed altri – “TECT, una banca dati per la pittura antica. Un bilancio a otto anni dall’avvio del progetto e le sue applicazioni a Ostia, Pompei e nelle Regiones VII, VIII e X” – e quello di Noémie Klain – “Les modes de présentation des peintures murales antiques fragmentaires en contexte muséal : France, Italie et Suisse” – per la sessione riservata al tema delle tecniche, dei modi e delle forme sono apparsi di rilievo le relazioni di Salvatore Patete e Claude Pouzadoux su “L’esperienza del colore di Arpi”, e quella di Hilary Becker che ha illustrato la interessante proposta di realizzare una mappatura commerciale dei pigmenti usati dai pittori romani, in quanto l’origine dei pigmenti può essere di valido ausilio per lo studio dell’aspetto industriale della pittura romana.

Tuttavia, il vero fulcro della giornata è stata la pittura funeraria, in particolare etrusca, che in questo colloquio AIPMA si è affacciata con notevoli spunti di discussione. Matilde Marzullo, dell’Università di Milano, ha descritto l’importanza delle tombe tarquiniesi nella comprensione di un sistema semantico della pittura funeraria etrusca, che si esplica nella definizione di uno spazio funerario caratterizzato dalla integrazione di architettura e pittura. L’articolazione di un paesaggio figurato che si muove all’interno dell’Oltremondo, è stato il centro del lavoro esposto da Gloria Adinoldi e Luciano Marras che, con il decisivo impiego del metodo multispettrale, hanno potuto evidenziare significativi elementi simbolici nelle decorazioni della tomba dei Demoni Azzurri e la tomba 6222 di Tarquinia: il paesaggio si pone come scenario insostituibile di un viaggio nell’Aldilà, fatto di continui “attraversamenti” espressi con vivaci, vitalissime cromie. Gli ipogei funerari di via Santa Maria Antesaecula e di Vico Traetta alla Sanità a Napoli, sono stati oggetto di un lavoro multidisciplinare di Mara Amodio, Federico Capriuoli, Giuseppe Camodeca e Norbert Zimmermann che, tra archeologia, storia dell’arte, epigrafia e restauro virtuale, hanno realizzato un progetto rivolto verso una migliore fruibilità di preziose testimonianze di un’importante area dell’antica Neapolis. Tombe dipinte che raccontano anche di un impegno ultradecennale di Celanapoli Carlo Leggieri, “custode” e nume tutelare di questi antichi sepolcri napoletani, che con la sua Associazione continua un lavoro di “diffusione culturale” in uno dei quartieri a più alta complessità sociale della città partenopea.

La sintesidi un lavoro di ricerca archeologica e storica, si è condensata, quindi, in una piattaforma multimediale dove i colori e i temi figurati della tomba dei Melograni, ad esempio, si fanno caldi, vivi, consentendo di esplorare un sistema di segni oltremondani con un semplice clic sulla tastiera del pc.

Il convegno proseguirà mercoledì e giovedì trasferendo i suoi lavori nella sede dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, per altre due intense giornate di studio.

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