L’Italia attuale fa paura, per quel che è diventata e per come, eventualmente, potrebbe peggiorare tra elezioni imminenti e crisi sociale sempre più evidente. La Chiesa, ormai s’è capito, è preoccupata a tutti i livelli. Quella locale, cioè la diocesana Nocera-Sarno.
Il quadro della situazione e della preoccupazione si nota da alcune parole pronunciate, all’alba per il Pontificale a Materdomini di Nocera Superiore alla vigilia del giorno di Festa e nel posto dove sacro e profano da sempre s’incrociano e convivono, dal vescovo Giuseppe Giudice nel corso di un’incisiva omelia. Giudice si è detto “preoccupato dalla campagna elettorale e dalla crescita del partito delle astensioni”. Ha definito, l’attuale, un “mondo politico frantumato fino a darci immagini di uomini e donne senza idealità e profondità, senza attenzione al bene comune”. Ha aggiunto altro, indicando la strada, chiedendo uno scatto di responsabilità ma anche  “attenzione al bene comune mettendo da parte frantumazioni che mettono in crisi la democrazia del nostro paese”. Passaggio, inoltre, anche a quel che di quotidiano avviene nella vita della gente dell’Agro:  giovani e persone che hanno perso la vita in incidenti e tragedie. “Ma noi continuiamo come se nulla fosse”, ha osservato Monsignore Giudice. Infine l’invito all’Agro a pregare, cercando di risvegliare la fede da lui definita vera, forte e sincera, che non sia solo quella del giorno di festa. Le nostre impressioni ? C’è e dovrebbe esserci prima una preoccupazione diciamo così “interna”. Tanto per restare alla stretta attualità, dalla messa sul materassino al monopattino sull’altare: insomma la pericolosa spettacolarizzazione del “Mistero più grande”, il tradimento dei Chierici è la definizione di quelli che scrivono e parlano bene. Poi è naturale la preoccupazione “esterna”: quel che accade al Mondo, all’Europa e all’Italia (e nel piccolo nostro all’Agro) è oggetto di profonde riflessioni di Papa, Cardinali, Vescovi e preti semplici. Sul risveglio necessarie delle coscienze siamo d’accordo. Sul come dovrebbe aprirsi un vero e proprio dibattito, una sorta di sinodo nel Sinodo o semplicemente un Sinodo allargatissimo (m.m.)