Marco Avallone, avvocato del Foro di Nocera Inferiore, ha lavorato in passato con una importante compagnia di assicurazioni e racconta al Dubbio la sua esperienza. «Ho prestato la mia opera professionale in favore di una primaria compagnia di assicurazioni fin dall’ottobre 1998 in regime di convenzione. L’accordo iniziale prevedeva che rappresentassi in giudizio la compagnia ogni qualvolta me ne fosse stata fatta richiesta con l’obbligo di riferire immediatamente dell’esito delle udienze, di fare avere copia dei verbali di causa e degli eventuali documenti prodotti dalle controparti entro sette giorni dalla produzione degli stessi e di sollecitare la definizione dei giudizi in presenza di determinate condizioni.

 

«All’attività giudiziale  si accompagnava quella stragiudiziale, senza compenso. Quando la compagnia mi affidava uno o più incarichi, negli anni migliori non avevo più di trenta o quaranta incarichi l’anno. Il numero di sinistri definiti stragiudizialmente pesava moltissimo nelle loro valutazioni, forse più di quelli vinti in sede giudiziaria. Per alcuni giudizi chiedevano di essere molto duri anche in mancanza di idonea documentazione e questo spesso comportava rapporti difficili con i colleghi».

«A seguito di una prima operazione di fusione tra compagnie  fui invitato a sottoscrivere una nuova convenzione che prevedeva per le cause innanzi al Giudice di Pace il compenso fisso di 600 euro e di 1.100 euro per quelle di competenza del Tribunale o della Corte d’Appello, a prescindere dal loro valore. Così mi è capitato in un paio di occasioni di definire sinistri con liquidazioni milionarie e con onorari di decine di migliaia di euro e di ricevere il compenso lordo di 1.100 euro ».

Avallone evidenzia che la sua esperienza ha riguardato tanti suoi colleghi. «Stiamo parlando di una situazione molto diffusa. Viene sempre accampata la scusa della concorrenza, ma è, secondo me, un argomento poco credibile. Se vengono abbassate le tariffe, verranno trovati sempre molti altri professionisti disposti a lavorare. Basta vedere i casi di chi lavora con l’Agenzia delle Entrate».