Fermi tutti: è bastata una memoria di sei pagine, presentata dalla lista civica di destra “Latina nel cuore” e indirizzata all’Ufficio centrale elettorale, per bloccare la proclamazione di Damiano Coletta a sindaco del capoluogo pontino. Coletta, rieletto con bis (aveva governato la città anche nei precedenti 5 anni) è un apprezzato medico chirurgo ed in gioventù fu interessante centrocampista di Latina e Nocerina (le squadre del suo cuore, ne custodisce gelosamente le due magliette). Ma l’ultima partita politica per lui sempre non finire mai…

Così, dopo la replica del voto, domenica scorsa, in 22 dei 116 seggi, imposta dal Tar per le “irregolarità” rilevate nello scritinio del primo turno (nell’ottobre scorso), ora potrebbe rimettersi in gioco l’intera partita sul futuro amministrativo del capoluogo pontino.

“Se le irregolarità sono state rilevate nel primo turno, ora si vada al ballottaggio”, sostengono i firmatari della memoria, quelli della lista di appoggio all’altro candidato sindaco, Vincenzo Zaccheo. Si torni di nuovo alle urne, insomma, oltre che in quei 22 seggi sparsi tra i borghi e il cuore urbano, in tutta la città.

Tanto più che il voto di domenica scorsa ha già cambiato, anche se in minima parte, la stessa composizione del Consiglio comunale. Si sa, dietro i distinguo, le capziosità giuridiche, si agita la possibilità che il candidato del centrodestra la spunti su Coletta, considerato il suo risultato nei 22 seggi, oltre il 60 per cento. Un vantaggio che, per ora, non è riuscito a sovvertire il dato complessivo del resto della città.

Coletta, però, non ci sta. In un video su Facebook, si dice “indignato” e attacca: “Il tentativo di Zaccheo di bloccare l’attività della commissione elettorale con un’ennesima istanza, lascia esterefatti: è un boicottaggio alla democrazia del voto”.

L’elezione del civico Coletta a sindaco, nell’ottobre scorso, era stata impugnata, con un ricorso amministrativo, dai candidati consiglieri di liste avversarie. Il Tar, riscontrate “irregolarità” nei 22 seggi, ha prescritto, per questi, la replica della contesa elettorale tra i candidati a sindaco.

Sullo sfondo del voto nel secondo comune del Lazio si muovono due scenari, quello della competizione elettorale nazionale e l’altro, più “domestico”, della compagine che ha sin qui sostenuto Coletta. Latina, per la politica italiana, è considerata un banco di prova, un test che potrebbe costituire un precedente.

Tanto più che nella città pontina si è sperimentata un’alleanza che molti considerano spuria, comunque, fluida, quella con Forza Italia. Perciò, la stessa vittoria di Coletta potrebbe essere a rischio: obbligato dai numeri (12 consiglieri di centrosinistra, 19 di centrodestra) a governare la città con l’appoggio del partito di Berlusconi, la sua alleanza non è graditissima a sinistra e comincia a essere messa in forse anche tra i maggiorenti regionali degli azzurri. “Abbiamo vinto noi”, gongola il senatore Nicola Calandrini che annuncia “un avviso di sfratto per Coletta che ora festeggia sentendosi nuovamente sindaco”.

 

Coletta barbuto ai tempi con la Nocerina, quarto in piedi da sinistra, precede Capone, Navazzotti e la buonanima del massaggiatore Raffaele Ferrentino.