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Sono giovani, alcuni debuttanti, ed hanno preso un sacco di voti: comporranno quasi la metà del nuovo consiglio comunale. Sono i figli d’arte, con estensione a cugini, nipoti e generi d’arte (politici, amministratori, sanitari o comunque legati a varie forme parallele di potere). Niente di scandaloso, ci mancherebbe. Il consenso popolare va rispettato, soprattutto quando ha indicato con forza un sindaco eletto al primo turno (non figlio d’arte, anzi capace di scalare negli anni fino ad arrivare alla vetta). Ma occorre sottolineare, allo stesso tempo, che gli “artisti” impediscono ai giovani senza parenti con passato politico-amministrative, quindi senza le tante preferenze “trasmesse”, di arrivare a Palazzo di Città: non sono loro il ricambio, malgrado la carta d’identità, anzi sono loro stessi l’ostacolo al ricambio, che mai potrà avvenire se il feudo non lascerà spazio all’agorà. I senza parenti debbono faticare il doppio o il triplo per arrivare a farsi spazio: la politica non  fa sconti, è come la vita normale, forse peggio della politica. Allora il vero discorso delle pari opportunità, secondo noi, va rifatto senza pensare alle quote rosa ma ponendo l’accento, al di là degli schieramenti e delle coalizioni, alle quote da non ereditare.

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