Con un talento in più si è spesso più insicuri che con uno in meno: come il tavolo sta meglio su tre che su quattro gambe
Federich Nitzche

E’ solo una delle frasi che costellano la mostra Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano che occupa il piano nobile della reggia di Portici fino al 31 dicembre 2023. Una frase che ben fa intendere come questa mostra che parte da un dato archeologico straordinario, quello degli oggetti in legno trovati intatti o ancora meglio protetti dalla coltre di materiale piroclastico dell’eruzione del 79 d.C, per la prima volta esposti insieme in un luogo straordinario come la Reggia di Portici, (già sede dell’Herculaneum Museum borbonico) diventi un percorso suggestivo, immersivo, creativo e  da gustare nella piena solitudine del pensiero.
Entrati nella Reggia di Portici, con i suoi affreschi e scaloni, si compie risoluto il primo passo verso la magia del passato. Non a caso la mostra si trova nel luogo in cui i Borbone hanno esposto i primi oggetti scavati a Ercolano, l’Hercolaneum Museum. Prima suggestione ma non unica.

LEGNO INTATTO, IL MIRACOLO DI ERCOLANO
Solo in questa zona il Vesuvio nel 79 nella sua inclemente violenza ha creato delle condizioni uniche al mondo: ha preservato la materia, il legno. Che non solo è rimasto intatto se pure in parte carbonizzato, ma in alcuni casi è rimasto proprio illeso come legno vivo. L’umidità e la cristallizzazione? Il punto è complesso scientificamente ma molto suggestivo ed emozionale. Merito di grandi archeologi come  Maiuri, che riuscì a tirar fuori dalla densa terra mobili, porte, statuette e riuscì anche a farle restaurare, merito di scavi soprattutto sulla spiaggia anni 80 e poi nel primo decennio del 2000.

MATERIA ANTICA
Che ruolo ha il legno nella quotidianità della vita di tutti i giorni nell’Ercolano antica? Attraversando le sale della mostra si apprende che non c’è casa senza legno e tutti i pezzi hanno un sapore di bellezza così moderna. A Ercolano si trovano gli stessi strumenti usati in tempi moderni per lavorare il legno, le case sono corredate da mobili, da tavoli, sgabelli, casse, tempietti, soffitti a cassettoni, persino i portamonete sono in legno. Ognuno degli oggetti esposti ha la sua storia, e viene inserito in un progetto ideale, suggestivo che di stanza in stanza, ricostruisce il contesto:  dall’eruzione evocata agli strumenti di lavoro, al mare e le sue barche fino alla creazione simbolica di un bosco ideale. Le suggestioni che provengono dagli oggetti sono molto forti, uniche.  La suggestione del letto, impiallacciato, viene attutita dall’impatto con la famosa culla per bambino, capace ancora di dondolare, trovata nella casa di M. Pilius Primigenius Granianus con all’interno ancora il corpicino, rimasto lì nel suo ultimo sonno.  E la ricchezza di alcune gambe di un tripode provenienti dalla villa dei Papiri,  non lascia indifferenti: il legno, frassino, viene corredato con avorio intarsiato dove vengono rappresentati sacrifici dionisiaci e anche diversi tipi di alberi, dal pero all’albero di datteri, frutto molto frequente a Ercolano. Ma non solo le case di personalità ricche e di un certo rango hanno legno a casa,  Ercolano ci dimostra, ed è un unicum, un materiale usato da tutti. Forse per la vicinanza agli alberi del Vesuvio, forse per l’abilità di artigiani la mobilia in legno era presente in case anche meno ricche. Una testa, dal viso espressivo tutta in legno forse è quella di un antenato di famiglia. Proviene da la casa ‘a graticcio, non considerata di grande livello.  E poi mense delfiche con piedi leonini o grifi, arche, altarini, come quello della casa del Salone Nero con i suoi capitelli in marmo non possono che stupire per la loro attualità. Il famoso armadio-tempietto viene esposto con tutti gli oggetti trovati all’interno, dal sigillo alla statuina di Ercole.

NON SOLO OGGETTI, MA RIEVOCAZIONI
Solo poter vedere questi oggetti è già magia ma la mostra offre di più: un’esperienza immersiva. Non mancano, infatti, di sala in sala la presenza di stimoli coinvolgenti.  Quelli uditivi, come lasciarsi trasportare dal rumore del mare quando si osserva la stupefacente barca in legno trovata nell’Insula occidentalis (nella terma dismessa), o come il mare che si trasforma in immagini del pavimento in un racconto dell’ondeggiar delle parole che evocano il mondo del legno nell’antichità. O anche nell’impatto iniziale con una riproposizione delle sonorità esplosiva del Vesuvio e delle parole di Plinio. E l’idea di una foresta piena di mobili, dove smarrirsi a vedere le costellazioni (seduti su comodo divano). E poi, oltre la multimedialità, le suggestioni delle Parole. Ogni oggetto rimanda a parole, quelle che ne spiegano il contesto a cui si accede grazie a QRcode e cellulare: si arriva a un sito dove le parole possono essere lette o ascoltate attraverso un audio. Ogni oggetto rimanda a parole Poetiche, frasi che viaggiano dal passato alla contemporaneità per rimandare riflessioni. Parole suggestionate dal contesto che aprono porte interiori.

UN RACCONTO DEL DIRETTORE SIRANO
Abbiamo chiesto al direttore Sirano se ci raccontava un oggetto, una dimensione. Ha scelto la stanza dedicata alla casa del Rilievo di Telefo. Accade che durante gli scavi sulla spiaggia antica tra il 2009 e 2010 viene trovato un crollo di legni che miracolosamente, per l’umidità si conservano intatti come legno vivo. Accanto ai legni, l’ambiente ricostruito fedelmente. Il racconto del direttore Francesco Sirano:

LA MOSTRA, STORIA DI UNA SINERGIA
La mostra è anche la manifestazione concreta di un progetto di sinergie istituzionali. La conferenza stampa è stata l’occasione di testimoniare questo dialogo e questa progettualità sinergica, così come un po’ la storia di un percorso di valorizzazione comune del territorio. La mostra diventa il luogo che vede assieme l’Università Federico II, padrona di casa dove si trova la facoltà di agraria, con il proprio studio di piante e alberi: presenti  il Rettore e anche il direttore del dipartimento di Agraria Danilo Ecolini, e il Direttore del Centro MUSA Stefano Mazzoleni. Padroni di casa sono anche i comuni di Ercolano (presente il sindaco Ciro Buonajuto) e Portici, la città metropolitana (rappresentata dal sindaco Manfredi). Definisce un ritorno alle origini la presenza nell’ Herculaneum museum del Parco Archeologico di Ercolano con il direttore Sirano. Il direttore Sirano, tra le altre cose, ha annunciato progetti futuri: una terza mostra, dopo quella sugli Ori e sul Legno, che valorizzi l’unicità del contesto di Ercolano quella sul cibo e sulla civiltà della tavola dell’antica Roma che si terrà a villa Campolieto nel 2024.

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QUESTA MOSTRA è UN VIAGGIO
Un viaggio intimo e, come dice la dottoressa Stefania Siano che ha curato la mostra con il direttore Sirano, va “vissuta molto in silenzio perché te la devi gustare” tra letture, suoni e suggestioni visive. Un dialogo interiore che parte da una dimensione unica che Ercolano vuole ricordare a tutti. Il direttore Sirano, tra le altre cose, ha annunciato che questa mostra è la seconda tematica, dopo quella sugli Ori,che valorizza le dimensioni uniche presenti a Ercolano e che nel 2024 sarà seguita da una mostra sul cibo e la civiltà della tavola dell’antica Romao a villa Campolieto-