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Alla Borsa merci di Chicago (Usa) il mais raggiunge quotazioni record, superando gli 8 dollari per staio (27,2 chili). Valore che non toccava dal 2012. E’ allarme per l’Italia che è costretta ad importarne circa la metà del fabbisogno (47 per cento), e cioè oltre 6 milioni di tonnellate. Necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti, dove i ricavi per latte e carne non riescono più a coprire i costi.

Il deficit nazionale peraltro non sarà colmato con le semine di primavera. E nonostante il previsto aumento delle produzioni di soia (16 per cento), girasole (5 per cento) e solo marginalmente mais (1 per cento). ”L’ Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi agli agricoltori. Questi hanno ridotto di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni”, denunciano le associazioni di categoria.

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