Lo sapevate che… a cinquant’anni Lev Tolstoj, il più grande romanziere russo assieme a Fëdor Dostoevskij, visse una profonda crisi interiore che lo portò a un passo dalla follia. Tormentato dal pensiero della morte e da una profonda insofferenza nei confronti dell’intelligencija russa (la classe colta, agiata, nobiliare), prese le distanze dai suoi amici intellettuali, mettendone a nudo la vanità e l’egocentrismo. “La nostra più intima e autentica soddisfazione era quella di ricavare quanto più denaro e lodi fosse possibile e per raggiungere questo fine non sapevamo fare altro che scrivere libri e articoli per i giornali”.
Da quel momento Tolstoj rinunciò agli abiti da signore, al lusso, all’alcool, al fumo, ai suoi privilegi, incominciò a condurre una vita semplice, vendendo ciò che possedeva per donarne il ricavato ai poveri. In Russia la servitù della gleba era stata abolita nel 1861, ma il popolo, schiacciato dai grandi latifondisti, viveva in profonda miseria.
Tolstoj fu anche il primo grande teorico della non-violenza, predicò la fratellanza tra i popoli e le sue idee ispirarono profondamente un’altra grande figura del ventesimo secolo, Mahatma Gandhi. La parabola esistenziale di Tolstoj contiene una lezione preziosa: a qualsiasi età l’uomo può mettere in discussione tutto ciò in cui crede e reinventarsi, ma bisogna avere coraggio e scavare nel nostro Io e nelle convenzioni sociali a cui siamo addomesticati per cercare un senso più profondo da dare alle nostre vite.




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