Gli impianti di Depurazione Regionali sono in affanno e i motivi sono tanti; inizio con il descriverne alcuni. Nei mesi estivi è stata avviata la campagna conserviera che effettua un utilizzo massivo delle risorse energetiche: Acqua, Elettricità e Gas. Milioni di Tonnellate di Pomodori con relativi sedimi di terra e scarti di lavorazione vengono trasportati maggiormente dalla Puglia, Lazio, Campania e Calabria negli stabilimenti industriali conservieri del Bacino del Sarno. Milioni di metri cubi di acque vengono emunte dal sottosuolo e le sorgenti in montagna diventano inattive generando la morte dei sistemi fluviali.

Ormai quasi tutte le sorgenti naturali hanno al proprio seguito sistemi di captazione sia per le attività umane e produttive che per l’irrigazione dei campi. Molte sono le industrie che al proprio interno hanno impianti di captazione delle acque non dichiarati e quindi aumenta in modo spropositato il prelievo delle acque a danno dei sistemi idrogeologici e superficiali.

Molti sono i torrenti che entrano in secca e le acque non depurate prendono il posto delle acque di risorgive.

Le industrie sono tenute ad effettuare la depurazione interna delle acque e ne è vietata l’immissione di reflui non depurati nei depuratori Regionali, salvo disposizioni diverse.

I depuratori del Bacino del Sarno sono ad oggi gestiti da Gori S.p.A., che si ritrova a dover tentare di depurare dei reflui che non riesce a depurare. Questo accade principalmente perché le industrie sia conserviere che di altra origine non effettuano correttamente la depurazione delle acque o in alcuni casi non la fanno proprio.

Cosa accade nel depuratore Regionale? Semplicemente entra in affanno e non depura le acque. Infatti se avessimo la possibilità di accedere ad un depuratore di distretto riscontreremo valori specifici molto alti come ad esempio, ammoniaca e residui solidi sospesi.

La presenza eccessiva di ammoniaca non è altro che il frutto della non corretta depurazione delle acque che influisce pesantemente su tutto il sistema della depurazione e quindi la rimozione dell’azoto ammoniacale avviene con più difficoltà. A cascata tutto questo poi si ripercuote sui fanghi e la loro ossidazione dove una buona parte di questi muoiono entrando in putrefazione e rubando l’ossigeno necessario ai batteri che operano sui fanghi attivi, vivi.

Come avrete potuto comprendere bene nel precedente periodo ho parlato in modo specifico della mancanza della depurazione e per depurazione intendo di tutto il sistema dei processi e dei luoghi dove avviene la depurazione. In questo caso quindi parliamo degli impianti industriali e degli impianti di depurazione regionali.

Un depuratore di distretto depura i nostri reflui. Se immettiamo reflui di una determinata e buona qualità, il depuratore depura meglio, con più facilità e ci sono meno costi associati a meno imprevisti. Caso contrario se noi immettiamo reflui di cattiva qualità il depuratore entrerà in affanno e se l’impianto presenta delle carenze strutturali e infrastrutturali queste emergeranno con più facilità.

I depuratori del Distretto Sarnese Vesuviano sono depuratori che sono stati costruiti per raccogliere i reflui civili e non industriali. I reflui industriali devono essere depurati internamente alle industrie.

Ritornando ai dati anomali che in questi giorni si stanno registrando nei depuratori di distretto posso dire che è il risultato di varie addizioni. In primis la mancata depurazione delle acque interne alle industrie, carenze strutturali degli impianti, il caldo atmosferico che influisce anche sull’ossidazione dei fanghi, ondate di reflui non identificabili che contribuiscono a mettere K.O. il sistema di depurazione di distretto.

Come avrete potuto notare in questi giorni ho io stesso documentato tramite il CNSBII che mi onoro di coordinare e che resta un organismo indipendente e incondizionabile da supportare, il malfunzionamento degli impianti di depurazione di Mercato San Severino e Scafati. Questi impianti diversi tra loro nel periodo di costruzione, in queste settimane, hanno avuto entrambe simili problematiche, ricevendo reflui non depurati dai comparti industriali conservieri.

A nulla è valso dunque l’accordo tra Gori e Anicav ove sostanzialmente si chiedeva ai conservieri di essere più clementi, come quasi ad ammettere una “loro colpa”, nella mandata corretta di acque ai depuratori e di depurare a regola d’arte. Inesorabilmente le ondate di reflui dai comparti conservieri invadono i depuratori di distretto mettendoli letteralmente in ginocchio.

Cosa è possibile fare? In primis i conservieri devono depurare a regola d’arte, i depuratori regionali devono essere messi a norma e bisogna anche utilizzare metodiche e tecnologie per contrastare il forte calore sul sistema di ossidazione nei depuratori regionali. 

Ma prima di tutto servono controlli serrati che entrino nelle industrie e che individuino chi commette illeciti nell’ambito della depurazione. Inoltre vi è da sottolineare che gli illeciti nell’ambito della depurazione rientrano in attività simili se non uguali ad uno smaltimento illecito di rifiuti solidi da parte di realtà produttive. 

In questo caso i rifiuti, che sono composti da terra, pomodori e altro vengono inviati illecitamente a depurazione nei depuratori di distretto, come se questi fossero una sorta di discarica che ha la facoltà di rigenerare tutto. Tutto questo è falso perché di tutti i rifiuti che entrano in depurazione solo una parte è possibile depurarla e il restante segue la via delle Puglie, nelle discariche.

Tutti questi costi ricadono sulle tasche dei cittadini che fanno parte del Distretto Sarnese Vesuviano che si ritrovano poi in bolletta tutti i costi della depurazione essendo che, il soggetto gestore Gori, si ritroverà in consiglio di distretto a richiedere l’aumento della tariffa essendo che i costi non riescono ad essere più gestibili essendo ricchi di innumerevoli imprevisti.

Il danno erariale è dietro l’angolo, il danno ambientale è ormai una realtà, la beffa è giornaliera. Ma sembra che i criminali si sentano in potere di farla sempre franca, ma così non sarà più da qui a qualche anno, ne sono sicuro. Questo non vuol dire che il fenomeno verrà fermato ma dovrà essere contrastato. 

Come bisogna fare per fermare questo sistema di smaltimento illecito di rifiuti? Basta entrare in un depuratore e analizzare le acque reflue di ingresso in questo caso si conosceranno le composizioni chimiche e solide in ingresso ed andare a ritroso verso chi produce questi composti di origine industriale. Entrando in azienda si potrà verificare se la depurazione avviene.

Se invece vogliamo constatare se l’impianto depurativo depuri bene, possiamo prelevare i reflui depurati e se al proprio interno riscontriamo composti che non dovrebbero esserci, allora solo in quel momento potremmo dire che “il depuratore non depura bene”.

Sappiamo però che i metodi inquinanti da parte degli industriali sono tanti, basta in questo caso essere molto più attenti e curiosi, per capire come funziona il tutto. Basta entrare in un’industria conserviera e capire cosa funziona e cosa no. Per entrarci non è complicato, dall’assunzione come operaio, dall’ingresso per controlli o attività di investigazione.

Ci sono anche molte realtà produttive in nero che andrebbero chiuse e denunciate, che immettono diverse tipologie di reflui che anche queste andrebbero periodicamente controllate. Realtà produttive diverse da quelle industriali conserviere che andrebbero allo stesso modo controllate sia nel processo produttivo che di smaltimento dei rifiuti.

Un grosso problema è la mancanza di un apparato fognario dualizzato, che divida le fogne bianche dalle nere, in questo modo la canalizzazione dei reflui sarebbe di facile individuazione e durante gli eventi meteorici avversi il depuratore continuerebbe a lavorare senza le ondate di acqua miste. Ad oggi su tutto il bacino del Sarno il 98% dell’apparato fognario è misto, tutti i reflui sono canalizzati in un solo “tubo”.

In conclusione, serve un patto tra cittadinanza e organi di controllo e le varie forze di polizia così come abbiamo fatto nella terra dei fuochi. La cittadinanza si è dotata di strumenti e può essere un bacino di informazione utile a realizzare azioni coordinate di vario livello per l’accesso nei luoghi ove per il tramite dei processi di produzione potenzialmente si inquina. Unendo cittadinanza, Prefettura, Esercito e Forze dell’Ordine coordinate dalla Cabina di Regia della Prefettura si avranno importanti risultati.

Noi abbiamo la capacità di farlo! ora questa mia proposta verrà inviata agli organi sopra citati in modo da chiedere eventualmente la capacità di azione dell’Incaricato al contrasto dei roghi di rifiuti in Campania o dare vita ad un nuovo “incaricato al contrasto dell’inquinamento delle acque”.

Intanto invito la cittadinanza a segnalare gli illeciti tramite mezzo pec alle forze di polizia locale e cosa importante, di seguire la segnalazione fatta, fino a quando il cittadino non riceve una risposta o fino a quando non ha notizia di archiviazione. 

 

 

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