Letti per voi: “Se vuoi vivere felice” di Fortunato Cerlino

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Un libro quello di Fortunato Cerlino “Se vuoi vivere felice”, Einaudi Editore, scritto da un napoletano che non usa filtri per raccontare gli anni dell’infanzia vissuti a Pianura, zona periferica della città di Napoli, dove la quotidianità cruda che si ritrova nelle strade segna il destino delle persone che la vivono.

La nascita in una famiglia o in un’altra definisce un’appartenenza, il futuro di ogni membro è stabilito unicamente da quella matrice e, probabilmente, niente e nessuno potranno modificare quei passi già scritti.

Ma è davvero sempre così?

Fortunato è un bambino che sogna, in lui persiste la volontà di cambiare il corso ineluttabile delle cose a cui sembra essere destinato; nella famiglia dove il papà ha un lavoro precario e la mamma è casalinga, lo chiamano ‘o strologo, perché gli riconoscono una preparazione di cui sono sprovvisti.

Fortunato è assetato di conoscenza, vuole sperimentare e, per questo, anela a fare tante cose diverse: il cantante, l’attore, lo scrittore.

I suoi amici paiono personaggi inventati per animare una fiction, eppure sono reali e teneramente fragili nei momenti della verità.

Il protagonista osserva gli avvenimenti e i protagonisti che lo circondano, in un modo differente da quello che ci si aspetterebbe da un ragazzino della sua età: un po’ profeta, un po’ saggio, un po’ psicologo.

Fortunato pur dimostrando una certa dose di maturità nel momento in cui più critica si presenta la situazione economica della famiglia, rivela tutta la sua fragilità quando cerca di soddisfare il piacere legato al gioco nelle sale in cui sono stipate le macchinette deputate a fare soldi.

I giochi ripetitivi, richiedono una certa dose di velocità per ottenere il punteggio massimo che altri, pochi, hanno raggiunto meritandosi il rispetto di coloro privi di tale maestria.

Il momento della possibile gloria dura un momento, il tempo della partita che lo separa dal record dei “campioni” che lo hanno preceduto; il denaro usato per il gioco è quello guadagnato con il lavoro di cui si è fatto carico per sostenere la famiglia in difficoltà, ma non è sufficiente per gareggiare e vincere: quote sempre più ingenti sono attinte dalla scatola dove vengono riposti i risparmi centellinati dalla mamma per il battesimo dell’ultimo nato.

Il segreto viene scoperto e l’appropriazione indebita punita.

Un testo straordinariamente vivo, mai legato agli stereotipi associati all’immagine di un hinterland napoletano degradato e sofferente, condiviso da chi quella realtà non la conosce, e forse, neanche è propensa a capirla fino in fondo, e ricorre all’etichetta più facile, quella che contribuisce a renderla sempre più lontana dalla propria.

Fortunato Cerlino, alias Don Pietro Savastano della serie Gomorra, recita e vive lontano da quella Pianura di cui nel suo libro si sente l’odore e i passi di chi ha accettato il ruolo riservatogli dalla vita in quelle vie.

Eppure la speranza di cambiare c’è, dopo il dolore contenuto nelle umiliazioni subite, l’orizzonte è racchiuso nei sogni, proprio in quelli che sembrano i più irrealizzabili.

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