La politica è una scienza esatta ma ogni tanto non ci si capisce nulla, o quasi, e in alcune occasioni, occasioni come queste, l’esattezza della scienza lascia il posto a una serie di variabili impazzite, ad alcune dinamiche spassose che rendono la politica più misteriosa e più stravagante del solito. E se si ha la pazienza, e anche l’ironia, di osservare per un istante e con un po’ di distacco le pazze traiettorie della nostra politica, quella politica immersa con entusiastico affanno nell’èra draghiana, si avrà la netta impressione di ritrovarsi di fronte a qualcosa che ogni tanto proprio non torna. Ma come, ci si chiede, Draghi è il leader più popolare che c’è, il governo è il migliore che si potrebbe avere, i populisti hanno alzato bandiera bianca, l’Europa finalmente funziona, Trump si è finalmente tolto dalle scatole, il lepenismo non sembra avere futuro, Bannon ha smesso di frequentare i nostri conventi, l’anti europeismo è stato schiacciato sotto i colpi delle fucilate di euro distribuite dall’Europa attraverso il Recovery eppure, nonostante tutto questo, nonostante il formidabile ritorno della competenza, nonostante il magnifico crollo delle istanze anti sistema, a poco meno di un anno e mezzo dalle prossime elezioni, in Italia la situazione è quella che sappiamo ed è una situazione più simile a uno stato di semi panico che a uno stato di eccitazione permanente.Come può essere compatibile il trionfo planetario dell’esperienza del presidente del Consiglio con la prospettiva di una vittoria elettorale dei partiti più distanti dall’agenda del presidente del Consiglio ?