Eravamo rimasti qui. La mia rinuncia dopo che mio figlio non mi aveva riconosciuto.
L’ Istanza ai Magistrati con la richiesta di revoca dell’affido condiviso e del diritto di Frequentazione Padre-figlio perché inesercitabile.
Una scelta dolorosa, anche non condivisa da molti, ma per me la salute di mio figlio viene prima di tutto. Se avessero disposto prima, quando l’ho chiesto a Gennaio l’intervento dei Servizi Sociali, mio figlio mi avrebbe riconosciuto, ed invece è stato disposto ad Aprile.
Un ritardo frutto di strafottenza, per non dire altro.
Oggi la sentenza. Marco Albani, deve fare il Padre, non conta che suo figlio non lo riconosce più, non conta il suo equilibrio psicofisico già profondamente minato.
Finiamolo di massacrare, tanto è un bambino.
Tutto come prima, tutto confermato, come se non fosse accaduto nulla.
Gli Assistenti Sociali, devono continuare le trattative per ” liberare” mio figlio da quella casa. Devono trattare con il sequestratore, mentre il Papà aspetta fuori.
Capisco la difficoltà dei Magistrati, sanno anche bene, che qualunque sentenza avrebbero emesso, sarebbero stati attaccati da me. Chi sbaglia paga, fa paura l’esposto al CSM e tanto altro.
Per me non cambia nulla, la mia decisione è irrevocabile, e non consento che mio figlio debba subire tutto questo ed infatti non lo subira’.
Alessandro non conta per i Magistrati, ora conta arginare l’ira di suo Padre, cercando di ” Pararsi il Culo” e scusatemi per il francesismo, da uno scandalo che potrebbe scoppiare, e che farò di tutto perché scoppi.
Ho perso un figlio, e chi ha sbagliato paga, anche se rapprentanta lo Stato.
A maggior ragione se rappresenta lo Stato.
Avevo lasciato i social, dove raccontavo la mia storia. Una storia di malagiustizia.
Non volevo rendere più pubblico nulla, ma sono costretto a farlo, perché quando si maltratta un bambino, si deve avere il coraggio di denunciarlo pubblicamente, così ” forse” qualcuno che sta dietro la scrivania evita di commettere gli stessi errori.
Alessandro si è aggiunto, alla lista dei bambini orfani di genitori vivi, quel giorno, il 23 Aprile, e la verità è questa. Ritorno solo per un po’, per denunciare ancora. Per leggervi una sentenza che non rispetta un bambino che non può difendersi, vittima di un sistema giudiziario malato.