Le figure dei sogni. Al Museo archeologico di Napoli il magico mondo di marionette, burattini e ombre cinesi

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Accanto al salone della Meridiana del Mann c’è uno spazio incantato: varcarne la soglia, quasi limite di un mondo misterioso, porta, tra la magia di luci soffuse, in un mondo inaspettato. Sembra di entrare in un vero e proprio teatro d’altri tempi dove, in attesa di prendere vita, 93 tra burattini, marionette e ombre, tutte provenienti dalla lontana Cina, ti accolgono tra tante probabili storie da raccontare. Sono i protagonisti della mostra Le figure dei Sogni. Marionette, burattini, ombre nel teatro di figura cinese che resta al Museo Archeologico di Napoli fino al 21 gennaio.

Tutti questi personaggi sono accomunati da un nome: quello del collezionista e curatore Augusto Grilli che, ingegnere meccanico per sbaglio, ha fatto del teatro e in particolare del teatro di figura la sua vita. “La passione che è nata dentro di me, e chi mi chiede come mai non lo so,  è quella del teatro di figura: io non ricordo un giorno senza una marionetta in mano. Io pongo un inizio alla mia collezione: il 26 dicembre 1946 il giorno dopo Natale quando svegliandomi al mattino sul letto ho trovato un teatrino con dodici marionette. Era un regalo abbastanza banale per l’epoca ma per me è stato il colpo di fulmine: di lì in avanti ho cominciato a collezionare marionette, burattini, ombre. Prima quelli giocattolo, perché da bambino collezionavo quelle, poi da più grande ho incominciato a studiare l’argomento e sono passato a quelle teatrali”.

E non ha più smesso. Qui, nella versione napoletana della mostra, è al centro della storia solo il mondo cinese. Una scelta legata anche al fatto che la mostra viene sostenuta oltre che dal Mao (Museo d’arte orientale di Torino, che ha realizzato la mostra con personaggi provenienti da varie realtà), dal MANN, dall’Istituto Confucio, dall’Università degli Studi L’Orientale e dall’istituto cinese Hanban.

Di fatto la stessa origine del teatro di figura è molto probabilmente legata al mondo cinese: qualcuno ipotizza sia legata all’India, ma le prime testimonianze scritte sono comunque cinesi. In origine il teatro di figura, e questo potrebbe stupire, era indirizzato sostanzialmente a un pubblico adulto, solo negli anni ’20 del secolo scorso iniziano a comparire burattini e marionette per bambini, come conseguenza della nascita del cinema e quindi della necessità di trovare un nuovo pubblico. Altra cosa che è tipica nel mondo cinese è che esistono spettacoli di teatro di figura popolari e spettacoli di corte che ispirano il teatro tradizionale cinese. Così accanto a funzionari del regno, imperatori e principesse non mancano personaggi più popolari che spesso denunciano soprusi. Il teatro realizzato per il popolo metteva a rischio i burattinai che spinti “dai propri burattini” a raccontare e denunciare storie di ingiustizie, proprio per questo ruolo sociale, potevano essere incarcerati.

Ad accogliere il pubblico sono burattini. Ma qui occorre fare un passo indietro. Fondamentale sapere qual è la differenza tra i vari tipi di personaggi del teatro di figura, a seconda delle tecniche con cui sono costruite, anche perchè, come ricorda Grilli: “se si chiama burattino una marionette potrebbe offendersi“.  I burattini sono  personaggi mossi dal basso dal burattinaio o con le mani in guanti che terminano con la testa e le mani, per lo più in legno, (appunto burattini a guanto) o mossi usando dei bastoncini che fanno da anima del burattino (Burattini a Stecca).  Le marionette, invece, sono pupazzi (legno, cartapesta, stoffa), con vestiti cuciti apposta per ogni personaggio, che vengono mossi dall’alto con dei fili. Le ombre cinesi, invece si realizzano proiettando su uno schermo figure realizzate con pelle o cartone, incise.

La prima sala della mostra è, dunque, dedicata ai burattini.  Sono a stecca e popolari quelli posti al centro, tutti colorati e di loro non sempre si conosce il ruolo nella storia a cui appartengono, a parte un personaggio del famoso Viaggio in Cina. Gli altri Burattini a guanto  e anche a stecche posti nelle teche sono usati, invece, in rappresentazioni di Palazzo.

La seconda sala ha come protagoniste le marionette. Ogni personaggio è bellissimo, con vestiti realizzati ad hoc, anche in seta, grazie ai quali si capisce il loro ruolo. Ci si imbatte, per esempio, nella principessa vestita di bianco, dove il colore è segno di purezza, o nella principessa cattiva che, sempre vestita di bianco, ha sul vestito altri colori come il rosso che ricorda l’impurità (il bianco è anche colore di lutto in cina). O può meravigliare lo sposo tutto vestito di rosso (colore dei matrimoni), o l’imperatore o suo figlio vestito di giallo con il cappello dritto a segnalare che è uno studente. Così anche le decorazioni come il drago, i fiori, realizzati specificamente per ogni vestito, servono a costruire il personaggio, ne denotano la classe sociale e il ruolo. Le marionette cinesi hanno una caratteristica speciale: possono prendere oggetti. Le loro mani sono prensili in legno con un dito pollice più grande che consente loro di agguantare oggetti.

L’ultima sala è dedicata invece da una parte ai burattini e marionette per bambini che nascono a partire dagli anni ’20 (mentre prima erano solo per adulti) e dall’altra alle ombre cinesi.
Di particolare suggestione sapere che le ombre proiettate provengono da sagome, rappresentanti sempre personaggi più o meno codificati, (come quelli imperatori, uomini di corte, donne danzanti o animali come il drago), che vengono realizzate con pelle di asino, di cavallo o di bue. La pelle stirata al massimo viene raschiata per togliere il pelo e ritagliata nelle incisioni create con bulini finissimi. Per renderla trasparente viene cosparsa con olio di sofora o di cocco e poi dipinta, se si vuole, con aniline colortissime. Anche qui i colori hanno un valore decisivo: il nero rappresenta la lealtà, il rosso la forza, i fiori il coraggio.

Un viaggio inaspettato quello di questa mostra. Fantasioso, internazionale che ancora una volta viene accolto dal Museo Archeologico di Napoli che continua la sua mission di luogo interculturale, non solo dedito al mondo classico, ma aperto alle culture, alle realtà del mondo e a ogni sfumatura. Una dimensione ben hanno raccontata, durante l’inaugurazione, dal direttore del MANN Paolo Giulierini e dalla rettrice dell’Università degli Studi L’Orientale Elda Morlicchio.

La vicina cina. Sbarcano al MANN marionette, burattini e ombre cinesi. La mostra Le figure dei sogni aperta fino al 21 gennaio curata e allestita in maniera teatralmente sapiente da Augusto Grilli

Pubblicato da Ilaria Varriano su Giovedì 20 dicembre 2018

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