Viene presentata e aperta il 31 gennaio al Museo Archeologico Nazionale di Napoli Lascaux 3.0, una mostra che mette insieme le grotte francesi, arricchite da opere d’arte di uomini del Paleolitico superiore, e le tecnologie contemporanee. Due mondi opposti temporalmente che creeranno, fino al 31 maggio 2020, la possibilità suggestiva di vivere immergendosi, anche se in un allestimento virtuale ma fedele, le caverne, considerate la “Cappella sistina preistorica”, e lasciarsi, così, attraversare dalla bellezza che accompagna l’uomo fin dall’inizio della sua storia.

L’esposizione arriva per la prima volta in Italia e si tiene nella Sala del Cielo Stellato e attigue del Mann. Il supporto tecnologico, con computer, realtà aumentata, ricostruzione tridimensionale e virtuale, con grande valore didattico, di fatto permette di scoprire la bellezza di questo sito francese che è chiuso dal 1963 per motivi di conservazione. Anche in Francia, nella zona del Sud, precisamente nel villaggio di Montignac del dipartimento della Dorgogna, per evitare che spariscano completamente a causa dell’ anidride carbonica dei visitatori, si può vedere una ricostruzione virtuale e immersiva completa.

LA STORIA
A scoprire le grotte di Lascaux nel 1940 furono, ovviamente per caso, quattro ragazzi. Il giovane Marcel Ravidat (1922-1995), un meccanico diciottenne, insieme ai suoi amici Jacques Marsal (1926-1989), Georges Agnel (1924-2012) e Simon Coencas (1927) nel settembre 1940 camminano nel bosco e trovarono un buco che proprio il giovane con un coltello iniziò ad allargare.

Da lì la scoperta di un mondo. Grotte piene di immagini. L’incredulità di ammettere che già circa 20mila anni fa gli uomini avevano delle doti artistiche e tecniche tali da saper decorare artisticamente, con sapienza, vicinanza al vero e bellezza le pareti. Protagonisti di queste grotte sono bisonti, cavalli, tori giganteschi disegnati. La prima immagine scoperta a Lascaux e raccontata da Ravidad fu una figura umana con la testa di uccello e quattro dita schiacciata da un bisonte. Il senso profondo di queste immagini resterà sempre un po’ un mistero. Ipotesi. Forse erano immagini religiose? Forse realizzate da sciamani che rappresentavano divinità con forma animale? Forse sono piccoli squarci della vita quotidiana di allora? Difficile da sapere. La ricostruzione al MANN proposta in un modello ad hoc per l’edificio storico e per le sale museali, nata dalla rete stabilita con la Società Pubblica Lascaux – L’Esposizione internazionale, il Dipartimento della Dordogne- Périgord e la Regione della Nouvelle Aquitaine, lascerà la possibilità di lasciarsi suggestionare e affascinare da quella dimensione.

La mostra in ogni caso anticipa l’attesa riapertura, il 28 febbraio, del nuovo allestimento museale della collezione della “Preistoria e Protostoria”.