L’arte di saper ridere dei propri vizi, Artenauta lo fa (di Claudia Squitieri)

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La Rassegna teatrale “L’essere e L’umano” curata da Simona Tortora si è conclusa con la rilettura del testo “Il Povero Piero” di Achille Campanile.

La Compagnia Artenauta consolida così un’esperienza recitativa che dura da tempo e che punta sempre più in alto. Campanile si sa, è un esilarante umorista, capace di dissacrare in un linguaggio folgorante e diretto ogni tema, nel quale cerca di svelare la realtà che si nasconde dietro all’apparenza di una quotidianità condivisa.

E in questo dispiegamento di battute che nascondono un pensiero fine e mai banale, seppure sostenuto dai luoghi comuni e frasi di circostanza, si riconosce il genio che mira a colpire l’ipocrisia che nutre e alimenta i rapporti.

E quale situazione, se non la morte di un parente, mostra le piccole e grandi meschinità umane che si cerca di far passare come consuetudini sancite dal saper vivere?

Questo il tema dell’opera Campaniliana in scena qualche sera fa al Diana di Nocera Inferiore.

Gli attori non professionisti hanno dato prova di una sensibilità artistica precisa, in un contesto di non facile rappresentazione in cui le sfumature espressive risultano numerose e impegnative anche per attori navigati.

A tutti loro e a chi li ha diretti, il plauso per l’impegno e l’audacia nell’affrontare con determinazione e soprattutto con passione la recitazione di un testo irriverente e divertente.

Qualche incertezza o sbavatura fanno parte del gioco di chiunque si metta alla prova, anche dei più grandi.

Claudia Squitieri

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