<span;>Era il 19 luglio del 1992 un giorno apparentemente normale a Palermo. Il giudice Paolo Borsellino, come ogni domenica, si era recato presso via D’Amelio a trovare la madre. Nessuno immaginava che in quel maledetto giorno si sarebbe scatenato l’inferno in terra . Borsellino dopo la morte dell’amico e collega Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci sapeva di dover morire, ma forse non in quel modo.
<span;>Da testimonianze di pentiti di mafia del calibro di Brusca  si è saputo che il capo di Cosa Nostra  <span;>Salvatore Riina decise dopo aver convocato la Cupola ( composta da rappresentanti dei vari mandamenti mafiosi) di accellerare l’uccisione del magistrato.
<span;>Non è ben chiaro il motivi di questo cambio di rotta, ma evidentemente Falcone e Borsellino avevano scoperto con le loro indagini qualche cosa di molto importante.
<span;>Negli attimi immediatamente dopo la strage da foto d’archivio si vede un carabiniere Giovanni Arcangioli che tiene in mano la valigetta del giudice contente l’agenda rossa dei carabinieri, ma più ritrovata . Tale agenda non è un semplice diario in cui Borsellino annotava i suoi appuntamenti e spostamenti, ma un vero e proprio diario dal quale non si separava mai, e nel quale evidentemente era scritto qualche cosa che poteva riscrivere da un lato la storia della mafia dall’altro quello dello Stato Italiano. I magistrati ed inquirenti quelli non a libro paga della mafia hanno sempre ipotizzato che tale agenda fosse nelle mani del superlatitante Matteo Messina Denaro che la custodia inseme agli archivi ereditati da <span;> Riina. Un agenda che tutti vogliono e tutti cercano, in quanto da una parte può svelare alcuni misteri e lati oscuri del periodo delle stragi ma anche perché chi ne entra in possesso ha le chiavi di volta per ricattare personaggi di spicco.