“La vergogna” della scrittrice Annie Ernaux come bisturi dell’anima (di Claudia Squitieri)

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Ogni libro della scrittrice Annie Ernaux avvicina alla sua vita e permette di esplorare la società. Un’autobiografia che diventa mappa sociologica e consente di ripercorrere tratti di vita che si trasformano in una lente di ingrandimento attraverso cui osservare qualcosa che c’era e non c’è più, e qualcosa che c’era e risultava nascosta allo sguardo.

E così, anche “ La vergogna”, edito dall’Orma s’inserisce in questo filone narrativo personale.

La parola vergogna  deriva dal latino “verecundia” che a sua volta trae origine da “vereri” che significa riverire, aver rispetto.

La parola ha assunto, rispetto all’inizio, una connotazione sempre più forte che travalica  il sentimento dell’imbarazzo, e diventa vero e proprio disagio causato dal fallimento e dal senso di inadeguatezza capace di minare anche l’identità di un individuo.

Nelle pagine del libro è questa sensazione che s’impone dura e forte. L’autrice riporta alla luce un fatto che ha stravolto la sua vita di ragazzina dodicenne, ossia il tentativo, da parte del padre, di uccidere la madre, donna cattolicissima con in mano le redini familiari.

L’episodio riposto nel cassetto delle cose da annullare per lungo tempo, diventa il punto da cui partire per radiografare un periodo in cui riscoprire ciò che si era e non si è più.

Ciò che pareva non essere mai accaduto e mai esistito riprende forma e fa riemergere il sentimento della vergogna sperimentata per l’appartenenza ad un mondo culturale, sociale e familiare posto ai margini.

La scuola cattolica insieme al linguaggio utilizzato, i gusti e le consuetudini, le scelte quotidiane delineano nettamente l’essere, l’appartenere, e tracciano il confine delle esistenze.

Lo stile è quello di sempre: diretto, senza esitazioni, feroce. E la ferocia è quella che contiene in sé la violenza linguistica, la sua indomabilità, l’intento di lasciare il segno.

La parola diventa il bisturi per incidere i sentimenti sulla pagina e  disegnare il tracciato di un passato lontano dal quale ci si è allontanati definitivamente.

                                                                                                     Claudia Squitieri

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