Decidere cosa fare una sera di festa può essere impresa ardua oppure molto semplice e gradevole.
Andare al cinema a vedere un film di Roberto Andò sulla figura affascinante e geniale del grande Luigi Pirandello.
“La stranezza” è davvero coinvolgente, ricco di riferimenti culturali e storici, ambientato nella Girgenti degli anni Venti del secolo scorso, con dialoghi in lingua siciliana, rigorosamente spiegati in italiano da puntuali sottotitoli. Piace moltissimo la recitazione di Toni Servillo, di una somiglianza fisica impressionante con lo scrittore- drammaturgo siciliano.

 

E colpisce l’incontro inizialmente casuale, poi sempre più ricercato e approfondito, con due becchini attori-autori siciliani, dalla spiccata passione per il teatro. Ma a dirla tutta, pare che in quella cittadina siciliana l’amore per il teatro fosse “malattia” comune, tanto da coinvolgere lo spazzino come il parroco, in una partecipazione corale che si confonde con la vita reale. Proprio questa mistione tra verità e finzione, tra vita reale e teatro appare essere uno dei temi centrali, che spinge Pirandello alla composizione del suo rivoluzionario dramma “Sei personaggi in cerca d’autore”. Notevole ed elevata è la comicità dei due talenti istrionici, Ficarra e Picone, protagonisti insieme a Servillo di un film che vorresti subito rivedere per gustarlo più a fondo. Come dire questa stranezza è come una sottile inquetudine che non passa, ma agita l’animo umano fino a condurlo alla creazione artistica. Che il teatro sia catartico era stato già Aristotele a dichiararlo, che possa confondersi con la vita reale e farsi vita esso stesso, questo è merito della grandezza pirandelliana.

Magnifica è la scena della seduta spiritica, un vero capolavoro di arte, di sguardi, di battute sagaci, di suoni che enfatizzano azioni, in una parola unica e da vedere assolutamente.
Per concludere lo consiglio vivamente a tutti.