La separazione tra vecchie e nuove opportunità (di Claudia Squitieri)

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La bigenitorialità è il tema affrontato oggi pomeriggio al Comune di Nocera Inferiore per discutere del Ddl Pillon che ha suscitato, tra gli addetti ai lavori e non solo, divergenti opinioni. Il titolo del Convegno “La bigenitorialità e la tutela del minore: dalla legge n.54/2006 al Ddl Pillon”, pone al centro del dibattito il radicale cambiamento della famiglia e dei rapporti all’interno di essa.L’arrivo in Commissione Giustizia nel 2018 del Ddl Pillon biforca le opinioni tra detrattori e i sostenitori della proposta.Il Dr. Bruno De Filippis, Presidente della II Sezione Civile Corte d’Appello di Salerno, nel suo intervento si dichiara perplesso di fronte ad un’iniziativa che sostanzialmente non tutela sufficientemente il minore, e aggiunge che già la legge n. 54 sanciva l’importanza della salvaguardia del rapporto continuativo del minore con entrambi i genitori. Sembra che la quantità di tempo trascorso con i figli, in caso di separazione, debba essere matematicamente divisa in parti esattamente uguali, previa la compromissione del rapporto affettivo. Se si osservano le statistiche degli altri paesi, emerge che il tempo dedicato ai figli da parte dei genitori non affidatari, è inferiore a quello disponibile in Italia con la normativa vigente; in Francia risulta essere 10 volte meno che da noi.

De Filippis si chiede quale sia la posta in gioco che si intende rilanciare, certamente non quella che tutela il minore, che necessita di un assetto equilibrato e tranquillo; l’atteggiamento contenuto nel Ddl Pillon spinge verso una logica adultocentrica.

L’affido condiviso è nato negli anni ’80, e nel 1987 il ricorso all’affidamento congiunto e alternato subiva un drastico rallentamento perché non trovava il favore delle parti.

Il Dr. Francesco Fiore, magistrato presso il Tribunale per i Minorenni di Salerno, riporta la sua esperienza professionale ed evidenzia che l’affido congiunto determina l’incremento significativo delle spese da sostenere per la famiglia separata, e l’insorgere di problemi di non facile soluzione; per questo motivo veniva applicato di rado e in particolari situazioni nelle quali solitamente il livello socio-economico della famiglia risultava decisamente elevato.

De Filippis ritiene non idoneo il Ddl Pillon perché di fatto abolisce l’addebito in caso di separazione e l’assegnazione della casa coniugale, e tutta un’altra serie di diritti, tra cui il mantenimento del figlio oltre in venticinquesimo anno di età; inoltre, istituisce la percezione diretta delle quote spettanti dopo il compimento del diciottesimo anno di età da parte dei figli. Tutte queste opzioni implicano una serie di problematiche che inevitabilmente si prospettano, ma a cui non si dà risposta.

Le estremizzazioni e le enfatizzazioni delle Associazioni dei Padri Separati che si dichiarano favorevoli a quanto proposto nel Ddl in oggetto, compromettono una valutazione puntuale della situazione. Sono il frutto delle conseguenze subite nell’applicazione di leggi che hanno sostenuto unicamente i diritti delle madri, secondo quanto affermato dai padri. Bisogna riconoscere che la guerra tra le parti,  in questo caso, risulta dannosa e inconcludente soprattutto per i figli.L’abolizione della discrezionalità del magistrato in materia crea le condizioni per una normativa che diventa, nella sua applicazione, automatica e meno rispondente alle esigenze degli attori coinvolti. La mediazione familiare, nata per favorire una separazione pacata nella quale l’obiettivo finale consiste nella “sana” divisione dei membri di un nucleo familiare in cui i ruoli della coppia cambiano, mentre quelli genitoriali permangono supportati dalla consapevolezza delle parti, diventa obbligatoria e a pagamento snaturandosi in un ibrido giuridico di cui si annienta la funzione naturale.La legge dovrebbe consentire la realizzazione di un vivere comune sereno, e dirimere quelle questioni che autonomamente non si è in grado di gestire, per non diventare il mezzo attraverso il quale creare confusione e perpetrare ingiustizia.

                                                                                                Claudia Squitieri

 

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