La propongono Neri Marcorè e “Art Night”, con “Gemito. Lo scultore folle”, un documentario di Luigi Pingitore – prodotto da Persona Produzioni, in collaborazione con Rai Cultura – in onda mercoledì 25 gennaio alle 21.15 su Rai 5. L’enigma è il protagonista stesso del documentario. Chi era Gemito? Un artista geniale o una mente malata illuminata ogni tanto dalla luce del talento? Un artista ancorato al passato con la sua ricerca ossessiva del realismo, oppure un precursore della modernità che aveva intuito il destino dell’arte, portare il realismo verso l’assoluto ideale? Era un trovatello abbandonato appena nato e plasmato dai chiaroscuri di Napoli, o un artista pienamente europeo, che potrebbe essere accostato a Rodin e Medardo Rosso?

Per rispondere a queste domande si deve partire dall’idea della “scissione”: la vita di Gemito è, infatti, divisa in due parti, esattamente come scissa in due parti era la Napoli dove ha vissuto. Da una parte la città ricca, europea, meta degli ultimi fuochi del Grand Tour e che si avvia verso il liberty di inizio secolo. Dall’altra la città viscerale, piena di ombre e misteri, la città popolare in cui risuonano gli echi delle vicissitudini di Caravaggio e in cui Gemito trova i modelli a cui si ispira per le sue sculture. La data che divide in due la vita di Gemito, invece, è il 20 agosto 1887, giorno in cui viene condotto all’ospedale psichiatrico. Ma prima di quel 1887 ci sono un esordio precocissimo a 7 anni in una bottega; la frequentazione della Reale Accademia di Belle Arti da cui fugge perché incapace di adattarsi allo stile classicheggiante e mitografico; l’avventura improvvisa a Parigi, la capitale mondiale dell’arte dove stanno per esplodere gli impressionisti e le prime avanguardie e che vede Gemito trionfare in tutti i salotti intellettuali dell’epoca; la sua fama e il successo che travalicano i confini facendolo diventare un personaggio internazionale.

Poi il ritorno a Napoli e la sofferta decisione di accettare la commissione per la statua del Carlo V in marmo e che lo porterà a un periodo di autoreclusione fino al ricovero in manicomio. Quando uscirà dal suo periodo di autoreclusione a inizio ‘900 troverà per paradosso una Napoli che invece guarda solo al futuro: avanguardie in architettura, pittura e scultura. Nel documentario, intervengono Wanda Marasco, scrittrice e autrice di un romanzo dedicato a Gemito (Il genio dell’abbandono); Maria Simonetta De Marinis, docente e storica dell’arte; Sylvain Bellenger, direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte; Paolo La Motta, scultore napoletano di tradizione “gemitiana”; Francesco Capasso, artista casertano di tradizione “anti gemitiana”; Jean Loup Champions, artista francese e curatore della mostra su Gemito che si è tenuta al Petit-Palais di Parigi nel 2019 e nel 2020 al museo di Capodimonte di Napoli; Isabella Valente, docente di storia dell’arte contemporanea; Antimo Casertano e Daniela Ioia, attori dello spettacolo “Gemito l’arte d”o pazzo”