La notifica di Twitter e di Facebook sono il rumore che l’odio ha nel 2020.

Nell’antica Roma c’era la folla del Colosseo che urlava ai poveri gladiatori. Ora l’urlo ha il suono che scegliamo di dargli nelle impostazioni del cellulare.
Puntuale ogni mattina inizia la flagellazione attraverso il potente megafono di una tecnologia che è madre solo del verosimile.
Un suono di un secondo mi proietta a guardare un livore che non mi appartiene e l’unica cosa che penso silenziando il cellulare è che l’odio, come “la rabbia è un acido che può causare più danno al vaso che la contiene che a qualsiasi altra cosa sulla quale viene versata” (Mark Twain).