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LA NOCERINA E LE CRAZY GIRLS

DiAnnalisa Capaldo

Ago 10, 2020

La stagione 1995/96 vide la Nocerina finire il Campionato di Serie C2 al 1° posto e conquistare la C1 tra la gioia incontenibile di due città. Io c’ero ed avevo sedici anni e mezzo.

I nostri idoli festeggiarono con noi, in un corteo rumoroso e festante, a bordo di automobili piene fino al tettuccio, con striscioni, bandiere, campane, trombe e fischietti d’ogni tipo.  Emanuele Cancellato era il miglior marcatore, Andrea Pallanch il capitano, Giovanni Fontanella spesso ospite a pranzo a casa di persone care nel rione Grotte, vicino al San Francesco, Sebastiano Siviglia, pronto per sfondare in Serie A, Matteo Pastore uno di noi, in porta c’era Gennaro Iezzo, che non ha bisogno di presentazioni.

I mister furono due: Pasquale Santosuosso, già allenatore della Nocerina l’anno precedente e Luigi del Neri, che in seguito ha allenato squadre di categorie ben più importanti.

Fu in quell’anno che io ed una mia amica storica, una sorella acquisita, decidemmo di fondare un nostro gruppo, le CRAZY GIRLS, il corrispettivo femminile degli OUT BOYS.

La fede rossonera e la passione per la squadra ci spinsero a tastare anche il terreno della tifoseria organizzata, delle ultrà che in Curva si recavano tutte le Domeniche, per tifare e sondare il grado di emancipazione femminile in un ambito ancora prettamente maschile.

A noi non interessava fare proseliti, raggiungere un numero consistente di adepte, ma soltanto avere una nostra identità. Infatti scrivemmo al giornale Supertifo, che compravamo assiduamente e che dava spazio a tutte le tifoserie italiane, senza badare alla categoria della squadra. La tifoseria molossa ha sempre meritato ben altre categorie per passione, numero di tifosi (anche in trasferta) e coreografie. Queste ultime ci vedevano protagoniste nei giorni precedenti le partite ed era bello sentirsi utili nei preparativi e parte integrante di una grande famiglia, qual era la Curva della Nocerina.

Grazie a Supertifo stringemmo numerose corrispondenze con tifosi di tutta la Penisola: conoscemmo gente d’ogni città, tradizioni sportive di tante regioni italiane. Era bellissimo! Era cultura, non solo sport e tifo genuino. Imparavamo nuovi cori, prendevamo spunto per le coreografie e per gli striscioni, con nuovi motti; ci scrivevamo spesso e ci descrivevamo a vicenda le modalità di tifo, in casa ed in trasferta (sebbene quest’ultime ci venissero proibite dai nostri genitori). Con taluni amici di penna e di tifo si finiva per diventare amici, ci si organizzava per visitare l’uno la città dell’altro.

Il club delle CRAZY GIRLS non decollò mai, ma servì non solo per stringere nuove amicizie e farci comprendere cosa fosse la vita ultrà di tutt’Italia, ma soprattutto a consolidare il rapporto tra me e l’altra fondatrice del club e l’amore per la Nocerina che durerà per sempre, anche se allo Stadio non ci andremo più con frequenza, vivendo in altre regioni, avendo altri impegni.

La fede per la squadra non morirà mai e sentiremo sempre un sussulto nel cuore ad ogni vittoria, ad ogni sconfitta, ad ogni retrocessione e ad ogni promozione, così come accaduto per la conquista della serie B nella stagione 2010/2011. Il mister era Gaetano Auteri ed io e la mia amica co-fondatrice delle Crazy Girls, eravamo già plurimamme. L’emozione di ritornare al San Francesco, con un’indimenticabile e geniale coreografia rievocativa della mitica canzone dei Pink Floyd ANOTHER B ( al posto di BRICK ) IN THE WALL, con un enorme muro che prendeva l’intera curva molossa, era la medesima di 15 anni prima. Cantare a squarciagola per la propria squadra e sentirsi sempre le Crazy Girls d’una volta, come se niente fosse cambiato, con lo stesso identico attaccamento alla squadra, all’eterno sodalizio.

Ho scritto quest’articolo per comprendere se vi è ancora oggi da parte delle giovani delle due Nocera la voglia di tifare per la propria squadra allo stadio e fuori da esso, se esiste tuttora la gioia di creare gruppi o iniziative tese a creare partecipazione. Se non esistesse più tale voglia sarebbe un peccato: insomma, ragazze, non sapete ciò che vi perdete, perché ciò che si prova in Curva, a gioire e a soffrire per la propria squadra del cuore, a creare un gruppo che accomuni due o più anime, non può essere spiegato da nessun articolo di giornale né da un racconto o una fotografia. Alcune sensazioni è necessario provarle, viverle e conservarle gelosamente tra i propri ricordi più belli, perché ci hanno intimamente forgiate ed anche grazie ad esse se siamo diventate ciò che oggi siamo.

Annalisa Capaldo

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