Le indagini che hanno portato oggi all’arresto di 7 esponenti del clan di Rocca Mezzomorreale hanno sventato un omicidio. La vittima designata era un architetto che, a dire dei boss, aveva commesso numerosi errori nella gestione della pratica amministrativa relativa alla regolarizzazione di un immobile. Gli arrestati sono: Pietro, Gioacchino e Angelo Badagliacca, Marco Zappulla e Pasquale Saitta. Ai domiciliari sono andati Michele Saitta e Antonino Anello.

C’è lo statuto scritto … che hanno scritto i padri costituenti“: così afferma uno dei boss arrestati, non sapendo di essere intercettato. Una rivelazione che i magistrati ritengono importantissima e che conferma l’osservanza da parte dei capimafia di ferree regole, una sorta di “Costituzione” della mafia.

I boss continuano a rispettare le vecchie “regole” mafiose e a imporne l’osservanza agli affiliati, dunque. Le “cimici” piazzate dagli investigatori hanno potuto ascoltare le conversazioni degli indagati che spesso si richiamavano al rispetto di principi mafiosi arcaici, un vero e proprio “statuto” scritto dai padrini. “Principi” che i capimafia continuano a considerare il baluardo dell’esistenza stessa di cosa nostra. Nell’ambito della conversazione registrata, definita dal gip “di estrema rarità nell’esperienza giudiziaria”, si è più volte fatto richiamo all’esistenza di un “codice mafioso scritto”, custodito gelosamente da decenni e che regola, ancora oggi, la vita di cosa nostra palermitana.

“Sono qui per ringraziare i carabinieri non solo per l’arresto di Messina Denaro ma per il lavoro che svolgono tutti i giorni che hanno fatto nei mesi e negli anni prima, per il sacrificio e dal minuto dopo l’arresto”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante un incontro nella caserma nella sede del Comando legione carabinieri Sicilia. “Oggi sono state arrestate sette persone perché un’ora dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro chi che lo ha arrestato ha ripreso il lavoro, la lotta contro la criminalità organizzata ed è un servizio allo Stato. Il lavoro continua e le persone che fanno tutto questo rappresentano lo Stato e la sua parte pulita che cerca di fermare (la mafia). Oggi la mia presenza qua è per ringraziarli”, ha aggiunto Crosetto.