Qualche settimana fa Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, nel replicare alle accuse che gli ambientalisti gli hanno mosso per le scelte organizzative per nulla sostenibili dei suoi beach party, li ha appellati “eco-nazisti” (https://www.youtube.com/watch?v=_p1p6uCyQyU). E a chi ha provato a fargli fare un passo indietro su questo accostamento del tutto inappropriato, ha risposto «Li ho chiamati eco-nazisti perché lo sono», definendo, inoltre, gli attivisti per l’ambiente come «mitomani pericolosi che polarizzano violentemente la grande questione dell’ecologia».

Da un idolo come il Jova che nella sua carovana non ha fatto mancare il Natura Village e il famoso WWF panda, non ci si aspettava una reazione così, lasciatemi dire, violenta, priva di volontà di capire, dialogare. Un pò alla Marchese del Grillo: “io so’ io e voi non siete un..”.
Nonostante tutte le testate giornalistiche e canali di comunicazione abbiano trattato l’argomento, le polemiche non sono sedate e continuano le discussioni tra chi è ancora convinto che il Jova sia stato ingiustamente attaccato e chi lo associa ad un colossale greenwashing (https://www.instagram.com/reel/ChHo0X4KdkI/?utm_source=ig_web_button_share_sheet).
Dove sta la verità?
Certamente come titola la Gazzetta del Sud: il Jova Beach Party è un affare economico (https://calabria.gazzettadelsud.it/foto/societa/2022/08/17/roccella-il-jova-beach-party-un-affare-economico-f7484718-57f6-436f-82a5-75cb584e6f3c/), un’occasione imperdibile soprattutto per piccole realtà sconosciute di poche migliaia di anime residenti che nel turismo ripongono tutte le proprie speranze.
Un super evento che riesce ad attrarre dai 50 ai 60mila spettatori in aree di circa 30mila metri quadri. Si consideri che nello Stadio San Siro in un’area dieci volte più grande (300mila metri quadri circa) possono essere ospitati al massimo 100mila spettatori.
A che prezzo?
Per rendere sostenibile l’evento:
– È stata promossa la raccolta differenziata durante l’evento, ma numerosissime testimonianze di chi ha partecipato attestano che l’organizzazione non è stata all’altezza degli obiettivi e alla fine l’indifferenziato ha sommerso tutti.
– Veniva venduta acqua da bere in bicchieri riciclabili… ma l’acqua veniva versata da lattine di alluminio la cui produzione e il cui smaltimento ha un impatto. Per evitarlo avrebbero dovuto installare delle fontane collegate all’acquedotto cittadino. Cosa avrebbero poi detto gli sponsor?
– E’ stato organizzato un servizio navetta da alcune delle principali città in prossimità dell’evento, il resto… tutti in auto! Anche questo ha determinato un impatto.
Perchè gli autobus non bastavano? Perchè la differenziata non ha funzionato? Perchè l’acqua in lattina? … perchè le persone erano davvero tante ed evidentemente i servizi non sufficienti!

E di molti altri impatti parlano proprio i tecnici incaricati dall’organizzazione del JBP di ottenere le autorizzazioni necessarie allo svolgimento dell’evento:
– Utilizzo di carburante per l’alimentazione dei gruppi elettrogeni
– Utilizzo di carburante per rifornimento mezzi di cantiere
– Svuotamento dei serbatoi dei wc chimici
– Produzione di rifiuti durante le fasi di montaggio e smontaggio (imballaggi, sfridi)
– Interferenza con dune e vegetazione naturale durante camminamenti, movimentazione mezzi, pulizia delle aree
– Spianamento della spiaggia con un mezzo cingolato, limitatamente alle sole aree destinate all’installazione del palco, delle torri e delle passerelle carrabili in plastica e metallo, nonché gli spazi destinati al ristoro (food and beverage) e al villaggio sponsor
– Emissioni acustiche e luminose oltre i limiti.

A questi dovrebbero essere aggiunti molti altri, tra cui l’erosione della spiaggia dovuta al calpestio di un numero così alto di persone in un’area concentrata, le emissioni di polveri e inquinanti delle scenografie, ecc ecc …
Da quanto emerge gli ambientalisti non avevano tutti i torti a preoccuparsi e a chiedere maggiori garanzie e azioni di tutela, soprattutto in prossimità o in presenza di aree vincolate per legge che necessitavano di misure straordinarie in presenza di un evento così impattante.
Eppure … in alcuni casi, come a Roccella Jonica, ad esempio, oltre a dover pagare danni ambientali, i cittadini hanno contribuito anche economicamente alla realizzazione di un evento privato. Già, da quel che si appura dai documenti pubblici, l’Amministrazione ha provveduto a sue spese a ripulire e spianare la spiaggia (ben 50mila euro), fornire punti di prelievo di acqua, organizzare il servizio di ordine pubblico ed un piano di viabilità alternativo, attività anche queste ultime che hanno dei costi per un ente pubblico. Costi pagati attraverso i tributi dai cittadini.
La pandemia avrebbe dovuto insegnarci due cose: gli equilibri ecosistemici sono fragili e siamo così fortemente interconnessi da poter generare impatti devastanti a partire da un’azione banale nel posto più sperduto nel mondo. E’ a questa evidenza così recente che invito a pensare ai miscredenti jovanottiani che si schierano a difesa imbracciando un “che sarà mai …” spianare una duna, disturbare una caretta caretta, calpestare qualche ciuffo d’erba.
Morale della favola: non tutte le ciambelle riescono col buco e, a quanto pare, almeno per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, nemmeno i Jova Beach Party.