Vi ricordate di Gabriele Paolini ? Era l’incubo delle dirette di vari inviati dei Tg nazionali, ha avuto anche degli imitatori. Ma in assoluto non solo è stato il primo esempio di “disturbatore” ma ha introdotto pure uno stile di “vita”, cioè l’importante è esserci nel momento esatto dell’accensione di una telecamera e al giorno d’oggi di un telefonino. Esserci, al di là dei contenuti. Esserci, per mostrare al mondo intero di esistete. Ci vorrebbero, a questo punto, delle precise spiegazioni socio-psico-patologiche che per brevità vi risparmiamo. Da Paolini in poi, la trasformazione appare evidente. Dal disturbatore di eventi, ai protagonisti presunti stessi: se non si fa apparizione, foto o video, in qualche evento è come non esserci stati. Incredibile ma vero, gli effetti sono constatabili giorno dopo giorno. Politici, giornalisti, accademici, virologi, esperti di varie ed eventuali: tutti uniti dalla voglia di “esserci” che supera di gran lunga la voglia di “essere”. Poi magari assieme alla foto o al video, vien fuori qualche scritto che manifesta lo sprofondo di idee ma anche strafalcioni ortografici notevoli (non andiamo oltre, ma basta dare un’occhiata…). Paolini, francamente, era meglio: ci faceva sorridere un attimo, tra l’irritazione del giornalista di turno, e la constatazione che anche un dramma può trasformarsi in farsa- Ora siamo arrivate alle Edizioni Paoline, una collezione infinita di figure e figurelle di cui si perde il conto, partendo dai social. Qui la farsa diventa una dramma, nel senso di chiedersi seriamente come siamo arrivati a questo punto.