Cosa che non va nella nostra società ? Non può essere che solo adesso ci accorgiamo delle violenze in aumento nelle famiglie, tra moglie e marito, nelle scuole. D’accordo, la modernità porta allo scoperto tutto, quasi sempre quando è troppo tardi per intervenire. Ma c’è dell’altro, oltre alla modernità e all’informazione sprint: il numero eccessivo e patologico dei casi, che si riscontrano e si allineano giorno dopo giorno, senza distinzioni tra Nord e Sud, tra città e paesini. Sembra la sconfitta di un mondo, di un modello educativo italiano tenuto faticosamente incollato nei decenni scorsi dalle celeberrime autorità educative: famiglia, vicinato, parrocchia, associazione, scuola. E’ saltato tutto ? In parte no, anzi sembra esserci un rifiorire di associazioni e di punti di incontro: i risultati di questo rifiorire ovviamente andranno presi per buoni tra qualche anno. Tutto il resto sembra andare avanti a stento: la scuola ha smarrito, tra pon e ping pong, la vera funzione e spesso le famiglie contribuiscono allo smarrimento correndo spasmodicamente in difesa dell’alunno-figlio nei confronti di qualche prof che ha avuto l’ardire di una ramanzina. Ovviamente ci sono anche casi opposti: prof che infieriscono, in modi vari, sull’alunno. I famosi valori sono stati bollati, come da un tabaccaio qualsiasi. Occorre intervenire, magari in modo nuovo: e se i derelitti social contribuissero ? Ecco, invece di diventare forma narcisistica di celebrazione o auto-celebrazione, oppure di messaggi velati e subliminali, i social potrebbero diventare una soluzione  a sorpresa: usarli, visto che arrivano alla svelta ai giovani ma non solo a loro, per trasmettere valori e modelli di formazione. Oggi appare utopia. Ma domani è un altro giorno.