Tornano in libreria i casi di Viola Guarino, anatomopatologa protagonista della saga noir nata dalla penna di Piera Carlomagno, con il terzo romanzo: “Il taglio freddo della Luna”, edito per Solferino. La cronaca nera e giudiziaria si uniscono alla narrazione nei romanzi di Carlomagno, che descrive non soltanto paesaggi lucani con grande attenzione al dettaglio estetico che possa far breccia nell’immaginario del lettore, ma traccia un quadro umano all’interno del quale si muovono figure ancestrali trapiantate nella modernità. Nello specifico caso del nuovo romanzo, a spiccare insieme alla protagonista è la figura di una matriarca circondata da una famiglia estesa, che s’ispira ad un incontro estivo dell’autrice. A far da sfondo al nuovo caso di Viola Guarino l’elegante litorale ionico della Basilicata, che ha affascinato l’autrice per il suo essere il maggiore centro di sviluppo in una regione che non si trova di frequente sotto i riflettori.

A dialogare con l’autrice al punto Mondadori di Nocera Inferiore è stata la giornalista e docente Patrizia Sereno, che ha sottolineato l’elemento esoterico all’interno di questa saga: «Il personaggio della nonna di Viola ricalca un esoterismo antico, quasi da tragedia greca, in contrasto con la natura estrosa e fuori dagli schemi della protagonista. Ha fatto del suo pathos una professione moderna,» spiega Sereno, che cita anche i saggi dell’antropologo Ernesto De Martino tra le ispirazioni dell’autrice, che ha effettivamente approcciato il sociologo partenopeo nel corso dei suoi studi, in particolare il saggio “Morte e pianto rituale”, che ricorre nel personaggio della nonna di Viola Guarino – una prefica. Nonostante le affinità con le religioni arcaiche, il personaggio di Guarino non ha nulla di sovrannaturale, soltanto un’affinità col mondo spirituale che la avvicina all’archetipo della strega nel senso più moderno del termine.

Il contatto con la realtà storica è cruciale per Carlomagno. «Ho ambientato il romanzo nel 2021 per creare un contrasto con quell’aria da romanzo in costume che la storia aveva assunto, riportando il lettore ad un contesto familiare,» dichiara l’autrice.

Le vicende di Viola Guarino sono pensate in maniera funzionalmente autonoma l’una dall’altra – pur essendo il terzo libro della serie, “Il taglio freddo della Luna” ha senso anche senza aver letto i precedenti due. «Mi piace inserire personaggi da far crescere di volta in volta, non necessariamente in ordine cronologico perché non credo che un personaggio debba essere risolto del tutto per funzionare,» afferma Carlomagno. In merito alla protagonista, l’autrice dichiara di non averla pensata come personaggio pienamente risolto: attraverso le interazioni con i nuovi personaggi introdotti di volta in volta nella storia è portata a scavarsi dentro, ad interrogarsi, ad affrontare le sue inquietudini.

Il linguaggio delle storie di Viola Guarino è un’amalgama dei punti cardine della vita dell’autrice – il linguaggio della cronaca nera e giudiziaria incontra una narrazione immaginifica, e soprattutto il dialetto lucano, la lingua degli affetti di Piera Carlomagno ma anche una lingua viva, che si fonde con l’italiano e lo contamina, lo rende unico per ciascun parlante. «Credevo di conoscerlo bene, il dialetto lucano,» dice. «Quando ho passato al mio traduttore le frasi per controllare che avessero senso mi ha restituito qualcosa di profondamente diverso, scritto in una lingua che assomiglia molto più al pugliese. C’è da dire che ho più confidenza con il dialetto potentino, il materano mi ha lasciata sorpresa.»

La scrittura diventa non solo veicolo di elaborazione di turbolenze personali lontane e vicine nel tempo, ma anche una riflessione su ciò che si è e cosa si inserisce nella propria scrittura. «Non mi ritengo un’autrice autobiografica perché gli eventi della mia vita che potrebbero risultare interessanti per me potrebbero poi non esserlo per altri, ma sicuramente c’è tutto di me in ciò che scrivo, anche se non è individuabile in un singolo personaggio,» commenta. «Vorrei poter essere più come Viola, ma mi è capitato di sentirmi più vicina ad altri personaggi. A volte, anche agli antagonisti.»