C’era una volta, nel villaggio delle mele rosse, un bambino di nome Luca che purtroppo si era ammalato di un virus che nessun dottore riusciva a diagnosticare e curare.

Tutti nel villaggio conoscevano Luca: era un bambino moro, sempre allegro e desideroso di giochi e di avventure; aveva 11 anni e si apprestava a diventare adolescente, ma la sua proverbiale spensieratezza cozzava adesso con la malattia che lo costringeva a letto, senza forze, isolato dal resto del villaggio che temeva un possibile contagio.

Luca guardava fuori dalla finestra della sua cameretta, povera e scarna: la neve che cadeva lo intristiva ulteriormente perché avrebbe voluto uscire e giocare, fare i pupazzi di neve e colpire con le palle i suoi amici e conoscenti. Sembrava potesse sentire il freddo soffice della neve tra le sue piccole mani bianche, ascoltare il silenzio ovattato tra gli alberi e sui tetti.

Ora che la salute del bambino era stata brutalmente attaccata da un virus sconosciuto e spaventoso soltanto l’amore della sua mamma riusciva a lenire ogni sofferenza: ella lo abbracciava continuamente, sembrava invincibile, non temeva come tutti gli altri di contagiarsi e sperava sempre in una cura miracolosa.

Un bel giorno, quando la neve cominciava a sciogliersi e un timido sole illuminava il cielo terso, la madre di Luca entrò nella cameretta con un sorriso e nel pugno chiuso serbava gelosamente qualcosa di prezioso e raro.

Ella esclamò eccitata:- Luca, amore mio, una vecchietta che abita nella baita alla fine del nostro villaggio, mi ha regalato un seme della mela più rossa dei nostri alberi e mi ha assicurato che appena lo inghiottirai, guarirai miracolosamente!_.

Luca non credeva ai suoi occhi e alle sue orecchie: come poteva sua madre credere che un banale seme di una mela rossa potesse annientare un virus tanto letale che lo costringeva a stare chiuso in casa da più di un mese e che gli stava togliendo tutte le forze? La guardò intenerito e commosso,  ingurgitò il semino con un po’ d’acqua e sorrise.

Il giorno seguente Luca si risveglió totalmente guarito, energico, pieno di forze e con un colorito roseo.

La madre era felicissima e con lei l’intero villaggio delle mele rosse.

Corsero tutti alla baita della vecchietta per ringraziarla, ma al suo posto c’erano una gigantesca torta di mele sul tavolo ed una lettera, scritta con una specie di inchiostro rosso, profumato di mela.

Ivi c’era scritto: ” Caro Luca, cari abitanti del villaggio, non smettete mai di credere che da una piccola cura che all’inizio può destare dubbi, perplessità e persino rabbia, non possa derivare la guarigione e la salvezza di ognuno.  Infatti è proprio quando nessuno crede nel beneficio di un banale seme di mela che la cura diviene efficace. Il mio compito su questa terra volge al termine, ma se vi guardate intorno, scoprirete che un nuovo albero di mele, più rosse delle altre, è nato per salvarvi dalla malattia e dalla morte “.

Tutti i bambini del villaggio corsero a raccogliere le mele più succose dall’albero della vecchietta, conservandone i semi in barattoli segreti e cominciarono a disegnare sulle pareti delle proprie camerette e sui muri delle case bellissime mele rosse.

Da quel giorno anche i più scettici cominciarono a credere ai benefici di quella cura insperata, ad un seme poco più grande di un embrione alle prime settimane nel grembo materno ed inventarono il famoso detto: “Una mela al giorno toglie il medico di torno “.

E vissero tutti felici e contenti.

Annalisa Capaldo

 

 

 





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