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Meglio di così non poteva concludersi la mia esperienza milanese.

Pur essendo di Nocera Superiore è da quando avevo 10 anni che mi sono innamorata del calcio, grazie al Milan stellare di Sacchi e dei tre Olandesi, ossia dalla stagione 1988/89, quando vidi sollevare al cielo la Coppa dei Campioni.

Di fronte ai quasi centomila sostenitori rossoneri accorsi al Camp Nou di Barcellona il Milan sconfiggeva gli avversari per 4-0: già in vantaggio per 3-0 alla fine del primo tempo grazie alla doppietta di Gullit e a una rete di Van Basten, i ragazzi di Sacchi arrotondavano il risultato nella seconda frazione di gioco con un altro gol del centravanti olandese (che con 10 reti diventava il miglior marcatore del torneo e nello stesso anno vinceva il pallone d’oro) e conquistavano così la terza Coppa dei Campioni della storia del Milan.

Successivamente l’undici di Sacchi venne proclamato in un sondaggio di World Soccer, nel 2007, miglior squadra di club di tutti i tempi.

Era il 24 maggio del 1989 e Paolo Maldini il 26 giugno seguente avrebbe compiuto 20 anni, mente oggi sta per compierne 54 ed è il Direttore Sportivo del Milan, vincitore del Campionato italiano di Serie A 2021/2022.

In verità non ero innamorata soltanto del calcio stellare di quel Milan, ma lo ero anche di Maldini, che per me è sempre stato semplicemente Paolo: il primo amore, insomma, quello che non si scorda mai.

Avevo 10 anni e già sognavo di poter vivere a Milano e seguire il Milan al San Siro, scrivere articoli calcistici e diventare magari direttrice in qualche istituzione.

I sogni si avverano se ci si crede e se si lotta per essi e questo Milan di Messias e di Tonali su tutti, ben lo dimostra: infatti ho vissuto a Milano per 4 anni, sono stata più volte al San Siro, a Casa Milan, scrivo articoli per passione, sono diventata direttrice in una scuola pubblica, insegno come se fosse una missione ed aspetto il mio terzo figlio, che nascerà sotto una buona stella: infatti non solo il Milan vince il suo 19° scudetto, ma la mia Nocerina ha anche conquistato i play off (incrocio le dita). Nel ventre ho un bimbo rossonero insomma.

Alla fine di una stagione piena di insidie, fatta di sfortunati infortuni, errori e sviste arbitrali, il Covid che ha sfiancato alcuni calciatori, il Milan ha dimostrato di crederci, di non voler arrendersi di fronte a nulla ed ha vinto per questo motivo, un po’ come ho fatto io, contando sulle capacità e puntando sulla forza d’animo.

Quindi i sacrifici ripagano sempre, ma non a chiacchiere: infatti bisogna mettersi in gioco sul serio, rinunciare anche a qualcosa, rischiare, altrimenti si arriva secondi, o terzi o ultimi.

Per essere Campioni è da evitare in sommo grado di piangersi addosso, di colpevolizzare gli altri e il destino stesso per la propria condizione, richiedendo continuamente l’aiuto degli altri. Il Milan ha consolidato la mia certezza: bisogna contare solo su se stessi nella vita e smetterla di prendersela con il fato avverso, con l’ingiustizia dilagante che è inestirpabile.

La mediocrità non è per i Campioni: il Milan ha dimostrato che anche di fronte a goal annullati ingiustamente, anche senza spendere miliardi per acquistare giocatori con nomi altisonanti si può vincere, si può fare il primo posto.

La parola d’ordine è crederci sempre, lottando fino alla fine: questo è il leit motiv del 19° scudetto, che qualcuno in modo stolto ha definito provinciale. Il Milan non è stata la migliore delle peggiori, ma la migliore delle migliori, superando in classifica squadre forti come l’Inter e il Napoli, che hanno onorato il Campionato sino all’ultima giornata.

Dopo 11 anni siamo di nuovo Campioni d’Italia e finalmente pronti per affrontare l’Europa e il Mondo come si confà a codesto club, perché il Milan non vive di ricordi, ma crea ricordi.

Sono stati anni bui, difficili, emblematici della umana esistenza, oserei dire: infatti chi di noi non ha attraversato periodi più o meno lunghi di sacrifici, lacrime, rabbia e delusioni?

Ecco, mi piace accomunare il Milan Campione d’Italia alla rinascita di chiunque abbia sofferto e sputato sangue per anni, senza aiutini, per arrivare a conquistare la vittoria, la dignità, il primo posto.

Quindi silenzio, chapeau a questo Milan, a Paolo Maldini, a Mister Pioli criticato ingiustamente, ai calciatori, alla tifoseria, a tutti coloro che hanno creduto e lottato per il proprio riscatto personale rivedendo se stessi in questa splendida squadra di calcio.

Ad maiora!

Annalisa Capaldo

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