Il Memoriale delle donne

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Ogni anno mi chiedo il senso dell’otto marzo.

Non mi soffermo più sull’aspetto commerciale di quella che per alcune è diventata l’occasione per trastullarsi recandosi in locali d’intrattenimento, per assistere a patetici spogliarelli maschili e rivendicando una illusoria parità guadagnata; o più sommessamente, per vedersi consegnare quelle tristi mimose, che meriterebbero di continuare a decorare i rami degli alberi da cui sono recise.

Le donne credono di essersi emancipate per questo?

Mi rattrista constatare che per alcune, la possibilità di uscire una sera senza uomini al fianco, rappresenti un reale passo in avanti sulla strada che conduce alla consapevolezza di sé.

Quando ero una ragazzina, una persona a me cara, mi confidava il disagio provato nell’ascoltare colleghe di lavoro che aspettavano di festeggiare quella che veniva definita la festa della donna, per poter uscire con le amiche e divertirsi, e per fare quello che i mariti avevano sempre fatto.

La persona in questione, dotata di una notevole ironia, non mancava in privato di sottolineare, quanto fastidio provasse per quelle donne, che sembrava non si rendessero conto del risicato contentino che veniva loro elargito, accettando un’apparente trasgressione per una sera.

La concessione maschile per metterle a tacere trionfava su tutto.

Gli anni sono passati e mille domande si sono affastellate nella mia mente mentre il tempo delle mele diveniva sempre più lontano, e sperimentavo il mio essere donna in una società legata ancora a uno schema in cui la femminilità era, e a volte ancora è, quella ancorata al passato che vede la donna realizzarsi solo nell’essere madre e moglie.

La giornata della donna nasceva dalla triste circostanza nella quale 123 donne lavoratrici nel 1911, a causa di un incendio, persero la vita nella fabbrica Triangle  a New York.

La morte di quelle operaie ebbe un forte impatto sociale e determinò il varo delle nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro, oltre ad incrementare le adesioni alla Internatonial Ladies’ Garment Workers’ Union, oggi uno dei più importanti sindacati degli Stati Uniti.

Quante cose sono cambiate da allora!

Oggi la cronaca, sempre più spesso, racconta di una violenza che mortifica, deturpa, viola le donne nel corpo e nello spirito; una ferocia posta in essere da uomini, padri, mariti, fidanzati, compagni, convinti di aver subito l’onta del rifiuto, dell’abbandono, del tradimento, e per questo autorizzati nel compiere, in una sorta di giustizia casalinga, atti incomprensibili e inaccettabili da qualunque tribunale.

Sono tante, troppe le aggressioni di donne considerate come intercambiabili oggetti di piacere per il tempo di un sospiro, e poi abbandonate come sacchi di spazzatura senza un minimo riguardo.

A breve la giornata della donna riproporrà vecchie e nuove interpretazioni della storia delle donne, e ciascuna potrà scegliere il senso da dare a questa occasione.

Il modo che preferisco è quello che passa attraverso le parole che introducono nelle storie delle donne che si rimboccano le mani, e desiderano condividere i progetti che le animano.

A Forio di Ischia, l’otto marzo alle ore 17 nella Basilica di Santa Maria di Loreto, sarà possibile assistere ad una serata intitolata “Non solo l’otto – Il valore delle donne” in cui tante donne con differenti esperienze si confronteranno con il pubblico presente.

L’incontro è un memoriale e non una festa per commemorare le conquiste perseguite con successo dalle donne che hanno avuto il coraggio di mettersi alla prova.

Alla fine “Mujeres Creando” in concerto.

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