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Piano piano riapre l’arte. Attesissima la ripartenza al Museo Archeologico Nazionale di Napoli significa innanzitutto la possibilità di vedere  la mostra I gladiatori. Mostra prevista per il 2020 aperta in una Campania zona rossa nel 2021, finalmente apre al pubblico. Tra i primi visitatori c’è un bambino, Jacopo che ha catturato il direttore Paolo Giulierini che non ha perso occasione di accompagnarlo. Cultura per costruire il futuro. Accanto alla statua della cosiddetta Psiche che arricchiva l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere il direttore Paolo Giulierini si sente anche lui un po’, come racconta, un bambino al primo giorno di scuola.

LA MOSTRA
Il mondo gladiatorio nelle sue sfumature. Dal passato alla fortuna dei gladiatori.  Sono due le location del Museo interessate. Nel braccio nuovo c’è tutto il senso di cosa i gladiatori hanno singificato poi, c’è il gusto della ricostruizione, la ricerca dei film e dei suoi protagonisti, la Lego. Un settore nuovo che aiuta molto a capire il passato in particolare grazie a un video che spiega dettagli della vita antica. Un aiuto a proseguire la visita nella sala della Meridiana. Con dettagli tanto attesi. Finalmente si possono vedere le armature ritrovate nel  ‘quadriportico di Pompei’: elmi schinieri, armi scolpite, forse per le parate più che per le vere e proprie lotte ritrovati intatti grazie all’eruzione del 79. Ma se si parte dalle origini di questi giochi funebri testimoniate dalle decorazioni delle tombe lucane di Paestum, immancabile spunto di riflessione non può che essere  il vaso di Patroclo che apre la mostra nella sala della Meridiana. Fino ai plastici e ai racconti dei vari anfiteatri, fino  ai racconti dei cibi che mangiavano. Sono presenti gli scheletri di York provenienti dal cimitero dei gladiatori, cosiddetto. Con corpi che raccontano una condizione, una dimensione. E uno sguardo Oltralpe anche con  il Mosaico di Augusta Raurica, storia di come questa dimensione venga vissuta anche in svizzera, testimonianza di una condivisione globale del senso di questi giochi.

Ma la complessità del mondo gladiatorio è ben raccontato  dalla lastra della tomba di CN. Alleius Nigidius Maio. Una lastra che accoglie i visitatori al piano terra e che intesse nei tre registri scolpiti la dimensione di questo mondo: la parata, gli scontri, le venationes. Come in un fumetto colpisce per i dettagli delle singole scene. La cura di una ferita o la triste storia un povero inserviente sopraffatto dalla violenza di un Orso.

La risposta è stata forte. Duecento napoletani e non sono tornati a museo. Con grande passione di riappropriarsi di una propria dimensione. Tante guide turistiche, per il primo giorno, pronte a studiare la nuova mostra, e studenti. Appassionati e anche chi proprio grazie a questo interminabile tempo di chiusura ha deciso di uscire subito a riprendersi forme della propria storia, del proprio interminabile passato.

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