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C’è un fatto accaduto in Italia di cui poco si è discusso, ed è invece di importanza vitale. Si è tenuta la prova scritta del concorso per magistrati: notoriamente uno dei più ostici e irto di difficoltà, per cui non è neanche concepibile che si presentino concorrenti senza un minimo di preparazione.  D’altronde devono essere tutti laureati.
Ebbene: 3500 concorrenti. Ammessi all’orale: 290.Si avete letto bene : 290 . Gli altri? Esclusi per errori di grammatica, sintassi, ortografia, ignoranza totale degli argomenti giuridici da discutere nelle prove scritte.
Che cosa se ne deduce? Semplice, lapalissiano: i giovani non studiano più! Le scuole medie, i licei, sono divenuti luoghi di frequentazione e di ritrovo: non più templi del sapere e di apprendimento. Non studiano più: ma pretenziosamente ritengono di sapere tutto: e già: basta digitare su Wikipedia e… click!
Ecco la risposta! La lettura? Siamo agli ultimi posti nel mondo! In compenso, si scrive tanto sui social: frasi infarcite di errori (quasi orrori), convinzioni assolute derivate da fakes sui social o da distratte attenzioni a qualche discorso di un moderno guru in TV. Che futuro potrà avere un paese con una scuola ridotta ai minimi termini? Con insegnanti ormai dalla autorità sminuita e diluita, inascoltati e in preda alla furia difensiva dei genitori per figli ignoranti e senza speranza alcuna ? Con leggi idiote che regolano le lezioni, dove impera l’obbligatorietà delle scartoffie da redigere, piuttosto che le lezioni e le interrogazioni severe da tenere? Che grave errore! La distruzione sistematica della scuola e dell’autorità dell’insegnante: l’ormai latitante , severa applicazione del giudizio con relative bocciature se del caso.
Che grave errore! Pagheremo un prezzo alto: siatene certi! Anzi, sta già accadendo: guardatevi intorno e osservate il progressivo degrado di un popolo che ormai parla con poche parole e ancor più pochi concetti e argomenti.
Anche l’ambizione nei giovani è ormai merce rara: si accontentano di una vita sostenuta da un “ reddito di cittadinanza “! Che squallore!
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