C’è una maggioranza chiara nel nuovo Parlamento, dopo il voto, come non succedeva da tempo: il centrodestra alla Camera avrà 237 deputati su 400 (il 59% dei seggi), a Palazzo Madama 112 senatori su 200 (56%). Il partito di Giorgia Meloni – secondo le stime di YouTrend a spoglio praticamente ultimato – incasserà più eletti dei suoi alleati messi insieme: al Senato conta 66 seggi, contro i 29 della Lega, i 18 di Forza Italia, 2 dei centristi. A Montecitorio FdI è a 118, Lega 65, FI 45, Noi Moderati 7.

Ci sono i numeri per governare, ma le tre anime principali della coalizione hanno comunque bisogno ciascuna delle altre due. Fratelli d’Italia e Lega senza Forza Italia, per esempio, non avrebbero la maggioranza.

ELEZIONI POLITICHE 2022 - LA COMPOSIZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

 

Alle urne il distacco di Meloni sugli alleati è netto. FdI è il primo partito, alla Camera, con il 26%, segue la Lega all’8,8%, Forza Italia all’8,1 e Noi Moderati è allo 0,9%, sotto la soglia di sbarramento (anche se molti leader centristi erano candidati all’uninominale, quindi entreranno in Parlamento). L’intera coalizione di centrodestra a Montecitorio è al 43,8%.

Il centrosinistra è staccato intorno al 26%, con 42 senatori e 84 deputati.

Gli eletti sono quasi tutti del Pd (primo partito della coalizione al 19%) che ottiene 37 seggi a Palazzo Madama e 65 alla Camera. Gli altri seggi sono per Verdi e Sinistra (oltre Della Vedova e Magi per +Europa). Il Pd e la Lega hanno lo stesso numero di deputati, 65, anche se i dem hanno preso più del doppio dei voti del Carroccio: è effetto del Rosatellum.

«La Lega si avvantaggia del quasi en plein del centrodestra nel maggioritario che alla Camera ha vinto in 121 collegi su 147», commenta Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend. Il Carroccio comunque sembra «aver perso la dimensione nazionale che aveva conquistato alle Politiche del 2018 e alle Europee dell’anno seguente. Adesso è tornato il partito del Nord», peraltro con flop significativi in aree storicamente forti dove è stato superato da FdI.

Simili il numero di seggi conquistati all’uninominale da Pd e Movimento 5 Stelle: alla Camera il centrosinistra ne spunta 12, il Movimento 10 (quasi tutti in Campania, qualcosa anche in Puglia, Calabria e Sicilia). Al Senato il fronte progressista 7, i pentastellati 5. Conte, con il Movimento, ha quindi vestito i panni del terzo incomodo in quella che Letta avrebbe voluto giocarsi come una sfida fra due poli. «Il Movimento è più efficiente perché concentra il consenso in territori definiti»: una situazione premiante nei collegi.

Il Pd è più omogeneo a livello nazionale, ma rende poco nelle sfide maggioritarie: questa la spiegazione di Pregliasco. Secondo YouTrend il Pd ottiene i consensi maggiori nelle città con più laureati, Fratelli d’Italia in quelle con più migranti, i 5 Stelle in quelle con il numero più alto di disoccupati.

Il Movimento di Conte nel Mezzogiorno è risultato primo in tutte le circoscrizioni (da notare il voto di Volturara Appula, paese dell’avvocato del popolo, dove tra i 200 elettori c’è stato un 85% bulgaro), a parte Salerno e Lecce, mostrando – come sottolinea Pregliasco – «un’eclatante debolezza al Nord, ma una notevole forza al Sud e non solo per ragioni di scambio». Inoltre, osserva YouTrend, nei territori in cui aumenta la disoccupazione, il consenso per M5S cresce erodendo preferenze a Fratelli d’Italia. +Europa di Emma Bonino chiede il riconteggio delle schede: la lista si è fermata al 2,95%, a 15 mila voti dalla soglia di sbarramento e parla di «errore statistico», mentre i Verdi festeggiano il ritorno in Parlamento dopo 14 anni.