I Cortili dell’evangelizzazione nella Lettera Pastorale del Vescovo

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La Lettera Pastorale di Monsignore Giuseppe Giudice, oggi in Curia alla presenza dei seminaristi e della stampa, si trasforma in una terapia d’urto per svegliare la coscienza intorpidita in una società post moderna e post cristiana.

C’è bisogno di rilanciare il tema dell’evangelizzazione e consentire al popolo di svolgere tale missione senza timori, ricorda il Vescovo.

Il cristiano spesso vive nell’incertezza di essere deriso, offeso e umiliato, quando esprime un sentimento religioso che appare come un oltraggio nel vivere quotidiano.

E così il gesto di Papa Francesco che bacia i piedi dei potenti del mondo, come già Paolo VI fece nell’Anno Santo 1975 con l’Arcivescovo Melitone di Calcedonia, diventa occasione per indulgere in una finta ironia, distante dalla scelta di percorrere la strada che conduce alla fratellanza attraverso l’esercizio dell’umiltà.

Anche il sociologo Garelli dichiara lontana la forza della religiosità, in una società dove si sperimenta la concretezza della debolezza della fede.

Eppure il vescovo esorta ad essere Chiesa, pusillus grex, dove il piccolo gregge, nella confusione del mondo, operi con rettitudine seguendo le indicazioni fornite dal Vangelo sine glossa, applicato alla lettera come nella visione di san Francesco.

La Visita Pastorale 2018-2020 ha riportato alla luce il valore dei cortili, di cui il territorio è ricco, indicando il ritorno ad una vita semplice e condivisa che riqualifichi le relazioni tra gli individui.

“Si costruiscono case per non essere abitate. Non c’è spazio per le relazioni, in case costruite come dormitori”. Parole forti quelle del Vescovo che registra le difficoltà di vivere in un mondo virtuale, “che tanto male sta facendo a questo mondo”.

Bisogna essere attenti a gettare nuovamente il seme del Vangelo, perché la fiducia risiede nel seme e non nel seminatore, ma va fatto germogliare prima nel cuore per poterne dare testimonianza con la vita.

In realtà complesse come le nostre, anche “alcune associazioni si sono prese le nostre cose, le cose della Chiesa, le hanno smontate e ne fanno profitto”, tutto risulta “addobbato con oggetti religiosi, ma non c’è nulla di cristiano. E anche nelle leggi il Vangelo non passa più.

Ancora parole forti che scuotono e costringono a riflettere sul modo tiepido di stare al mondo dei cristiani, e su quello considerato vincente adottato da chi sente lontano da sé il discorso evangelico.

Il cortile inteso non come lo spazio del chiacchiericcio ma della condivisione per accogliere le parole del Signore che invitano a rispondere: sì, lo conosco!

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