La problematica successione a Letta alla guida di un Pd sempre meno consistente nei sondaggi, propone una sfida a quattro: Bonaccini, Schlein, De Micheli e Cuperlo. Tre candidati su quattro hanno avuto o hanno a che fare con l’Emilia (i vecchi dogmi del Pci sconsigliavano un segretario emiliano, visto che da quelle parti i voti erano al sicuro). Due su quattro hanno governato assieme la Regione. Ed eccoli i due su quattro, i principali candidati: Bonaccini e Schlein, diversi in tutti. L’altro giorno sono stati entrambi dalle nostre parti ma in modalità completamente differente. Bonaccini con la grancassa, al centro sociale di Salerno, forte dell’appoggio di De Luca padre e figlio, che hanno “chiamato” alla presenza tutti gli affini della provincia: guai a mancare. Bonaccini è un ex renziano, si dice fiero della sua gioventù comunista, ha cambiato completamente look da qualche anno col maglione, la barba e gli occhiali a goccia. La maggioranza dell’apparato è dalla sua parte: probabilmente basterà a vincere le primarie ma non a diradare la nebbia di fondo: chi siamo, dove andiamo e cosa vogliamo sono domande che al momento restano appese alle volontà cangianti dei capi-bastone a livello di risposte. La Schlein ha guardato verso Napoli e si è concessa tappe nell’Agro. A Nocera è stata alla Pibiesse, azienda che l’ha accolta con calore essendo con lei in sintonia sull’eredità olivettiana del posto di lavoro come contatto vero tra chi dà gli ordini e chi li mette in pratica, insomma una comunità. Per la Schlein non s’è mosso praticamente alcuno dell’apparato Pd delle nostre parti: un segnale eloquente. Ha una faccia fresca e tosta, si rivolge all’elettorato che è rimasto e a quello che è andato via, dicono sia in rimonta nei sondaggi interni. Può essere il cambiamento ? No se assume atteggiamenti da Meloni al contrario, c’è bisogno di idee identitarie non di fotocopie.