Gli SplendOri di Ercolano in mostra: gioielli, monili e anche la cintura dell’ufficiale della flotta di Plinio

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Si chiama SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano e già il titolo, con il suo gioco di parole, contiene in sè il senso di questa mostra: si tratta di uno splendore di esposizione di splendidi ori e oggetti preziosi. Il tema? Il lusso, declinato in un racconto della ricchezza dei suoi cittadini come traspare dagli oggetti ritrovati, racconto di uno stile di vita.  La mostra, curata da Marina Caso, viene aperta al pubblico nell’Antiquarium del sito, utilizzato per la prima volta dalla sua costruzione, il 20 dicembre e può essere visitata fino al 30 settembre 2019.

La sequenza di vetrine racconta il modo di concepire la ricchezza e il lusso di Ercolano esponendo oggetti trovati all’epoca degli scavi di Maiuri. Sigilli, bilancia, tavolette, monete, sono i materiali di questo mondo in cui una classe media, spesso di liberti, viveva della ricchezza della terra produttrice di viti e vino (sono state ritrovate molte transazioni commerciali incise nelle tavolette lignee conservate dall’eruzione) e dell’artigianato. Ercolano non è una città di vacanza, non è la commerciale Pompei o la ricca Baia ma conosce il benessere nelle sue declinazioni. La ricchezza si concretizza e trasforma in oggetti, alcuni orientalizzanti (da Bes a Iside), o vasetti in vetro di rocca, lampade a olio con forme estremamente belle (come un oca) in bordi di letti dall’aspetto di cavallo. E anche in servizi di argenteria (qui viene esposto quello proveniente da Moregine, ma al MANN ce ve sono diversi di Ercolano). 
Un settore intero della mostra viene dedicato alle suppellettili, agli oggetti del banchetto proposti in un allestimento di grande impatto: il dialogo tra le pitture parietali e gli oggetti reali crea un gioco di identificazioni che diverte e stupisce. La vita quotidiana vive in oggetti di lusso: dall’askòs trilobato in vetro proveniente dalla casa del Sacello di legno, al balsamario in alabastro della casa Sannitica, alla lucerna in bronzo della Casa del bel cortile.

GLI ORI nei FORNICI La sezione più emozionante e viva è certo quella che espone i reperti trovati sulla spiaggia, tra gli scheletri di 300 rifugiati nei fornici scoperti negli anni ’80 grazie all’archeologo Giuseppe Maggi. Sopravvissuti a un furto subito negli anni ’90, ci raccontano cosa, nel tentativo di scampare all’eruzione, si sono portati dietro questi ercolanesi. Cosa per loro era indispensabile preservare? E così troviamo chiavi, recipienti in argento, gli strumenti di un medico, una cesta in vimini e corde, le lampade per illuminare il buio. Ma anche, magari messi in tasca, monete fusi con gioielli in oro, dove la concrezione fa capire la forza terribile quel momento dell’eruzione. E poi tanti ori, armille con smeraldi, anelli con gemme, dallo smeraldo al calcedonio alla pasta vitrea, ma anche solo osso intarsiato. Alcune volte gli ori erano indossati, lasciando immaginare che per molte donne non si poteva uscire senza questi ori, altre volte portati via in tasche o sacchetti.

L’UFFICIALE sulla spiaggia. Vengono esposti anche i resti del militare con una cintura in argento, monete, un gladio in fodero e una pugnale contenuti, molto probabilmente in un sacco sulle spalle. Il direttore del Parco di Ercolano Francesco Sirano propone una lettura significativa sui resti del militare trovato:
In base all’iconografia -racconta- ho capito che si tratta di un ufficiale della flotta che faceva parte della missione di salvataggio di Plinio il Vecchio.  E’ un ufficiale perchè abbiamo sia una serie di fonti letterarie che iconografiche che lo provano: in particolare ci sono delle stele funerarie di militari della flotta del miseno che raffigurano gli ufficiali con la cintura in argento e la spada con la bardatura in argento di cui si ritrovano somiglianze. Si tratta di uno dei rari casi in cui fonti letterarie e realtà archeologica dialogano in maniera controllabile”. La lettura data fa riferimento alla flotta partita da Miseno con Plinio il Vecchio, a cui giunse una richiesta di aiuto da Rectina, nobil donna ercolanense, di cui parla Plinio il Giovane nella sua lettera a Tacito.

Insomma Ercolano rilancia Ercolano. Con orgoglio il direttore Sirano, che non nasconde la sua commozione, racconta in conferenza stampa l’impegno di dare lustro alla bellezza della città antica a cui fa eco il sindaco Ciro Bonajuto (il comune è partner della mostra) con il rilancio della città moderna per un turismo stanziale e la lotta alla camorra. Presenti anche il rappresentante del Sottosegretario Borgonzoni, Vito D’Adamo, ha sottolineato l’attenzione della senatrice per il Mezzogiorno d’Italia. Si tratta solo del primo atto, della prima azione di un percorso di approfondimento su Ercolano. Associata alla mostra saranno, infatti, proposti una serie di laboratori per comprendere come venivano realizzati questi oggetti, un legame con la scuola d’arte orafa. Ma non solo. Sono già in cantiere altre due mostre, a completare una trilogia che racconterà, dopo il lusso, la tradizione artigianale di lavorare i legni e i piaceri della tavola.

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