Francesca Bruno: ingegnere/a, insegnante, attrice teatrale, scrittrice esordiente … “Legate da un arcobaleno?”

Al suo “debutto” (per continuare ad usare un termine a lei caro) nel mondo della scrittura, facciamo una chiacchierata con l’Autrice per capire cosa lega le 4 donne che racchiude in sé, oltre a cercare di carpirle qualcosa del vincolo che lega Ingrid e Giorgia, le due protagoniste del suo romanzo, edito dalla Solfanelli.

A distanza di una settimana dalla prima presentazione del suo primo romanzo – chiedo venia per la ripetizione puramente voluta – presso la Mondadori Nocera, incontriamo la nocerina Francesca Bruno, già nota per essere la fondatrice, nonché la direttrice de La Quarta scena, per conoscerla ancora di più con tre semplici domande.

-Si sente più ingegnera (preferisce ingegnere, forse?) o insegnante?

“Essere ingegnere rispetta la mia personalità: inquadrata, razionale, pianificatrice ed organizzatrice. Non credo che avrei potuto fare studi diversi. Amo ancora il mio lavoro di DIRETTORE DI CANTIERE, figura poco usata nella nostra meravigliosa terra del SUD, già al maschile, al femminile, improbabile; ho lasciato questo lavoro perché significava stare lontana dalla mia terra, dalla mia famiglia, dai mie cari, ma solo quando ne ho trovato un altro che rispecchiasse il mio essere. Per me insegnare è un po’ come gettare parte delle basi per il futuro dei nostri ragazzi.  – Un Direttore in un cantiere diverso, chiamato scuola. Il nostro commento è bene accetto. – Un insegnante più che mai oggi deve essere un educatore alla vita, una figura che possa fare da ponte tra lo studio e quello che c’è fuori: il mondo lavorativo. Credo che anche nel mio modo di insegnare ci sia una parte del mio essere ingegnere, quindi, direi che mi sento entrambe”.

-Ecco perché due professioni, però, bilanciate da due hobbies: preferisce più fare la scrittrice o l’attrice teatrale a livello amatoriale?

“Sono due hobbies completamente differenti, ma accomunati da tempi lunghi. La mia esperienza teatrale è, forse, nata anche dopo la mia passione per lo scrivere, solo che è stata manifesta al pubblico da prima, perché con le mie forze e le mie doti organizzative ho avuto la possibilità di creare una realtà nel mio territorio La Quarta scena, presente attivamente nell’agro Nocerino/Sarnese dal 2009 che si occupa di teatro, recitazione e di tutto il mondo che ruota intorno, per me una vera passione, o meglio, come mi piace dire, una MALATTIA dalla quale non solo non voglio guarire, ma spero di ammalarmi sempre più!

Scrivere è più un hobby: ho sempre scritto, sono una di quelle che ha avuto il diario personale e li ha ancora tutti, ben conservati. Ho scritto poesie, brani, riflessioni, copioni per ragazzi, per adulti e questo libro, che ho avuto la fortuna di pubblicare con la SOLFANELLI. Fare diventare realtà uno scritto non è semplice come avviare una compagnia teatrale; la differenza è tangibile e sostanziale. La compagnia di teatro amatoriale si muove in un ambito territoriale ristretto, il libro e la sua pubblicazione a scala nazionale e, con i media, anche internazionale”.

Sappiamo che non commenterà di più rispetto alla trama del suo romanzo, non si può spoilerare ad appena una settimana dall’uscita del libro; allora, raggiriamo l’ostacolo con la nostra terza e secca domanda.

-Ci dica un solo motivo per cui dobbiamo leggere il suo romanzo.

“Credo che nel mio libro molte persone si possano ritrovare. Parla di un amore a senso unico, anche se esistono due vicende parallele che stuzzicano molto l’attenzione del lettore, rendendo la lettura non stancante e leggera. L’amore a senso unico è un cliché che si ripete da secoli e che si ripeterà ancora per secoli … basti pensare ad una donna come Didone che si uccide per il suo amore non corrisposto da Enea: questo gesto come molti altri, ci dà la misura di come, nonostante il progresso e i cambiamenti, chi soffre per amore, soffrirà sempre allo stesso modo, magari 50 anni fa aspettando una lettera, 20 anni fa un sms, oggi un WhatsApp e domani …”