«Siamo abbandonati e condannati a morte dallo stato». Il grido di aiuto di Nello Squitieri, commerciante di attrezzature per la pesca da mesi costretto a far i conti con un’Italia “bloccata”.
In Regione Campania l’attività di pesca sportiva ed amatoriale è stata temporaneamente sospesa per gran parte dell’autunno e dell’inverno in corso. I negozi, però, di vendita al dettaglio sono sono normalmente aperti senza, purtroppo, fare affari.
Il Dpcm del 3 novembre scorso, infatti, ha suddiviso le regioni italiane in base ai differenti livelli criticità e diffusione del Covid-19. Solo nelle aree “gialle” è permesso spostarsi nelle località di mare per praticare la pesca sportiva o amatoriale. E’ cosi, che un negozio specializzato del settore sito in un’area interna della Regione, come quello di Aniello Squitieri a Sarno, vede drasticamente calare i propri affari.
Nonostante il calo delle vendite e di fatturato, la tipologia di attività non è stato inserito tra i beneficiari dei vari decreti Ristori.
A raccontare la propria esperienza è stato lo stesso esercente “Il nostro lavoro è la vendita al dettaglio di articoli da pesca sportiva e amatoriale, generalmente e banalmente catalogato come vendita di articoli sportivi e per il tempo libero- spiega Aniello Squitieri, detto Nello- La pesca sportiva, secondo un Dpcm di Novembre, nelle zona rossa è vietata, mentre nella zona arancione è praticabile, se hai la fortuna di avere il mare, un lago o un fiume. Perciò, le limitazioni hanno completamente azzerato per due mesi e mezzo la vendita di articoli del settore, senza dimenticare gli altri mesi critici da inizio pandemia”. Nello continua “E qui il paradosso. Da una parte si vieta la pesca sportiva, dall’altra si tengono aperte le attività commerciali del settore specializzate in vendita di prodotti per la pesca sportiva . Al danno si aggiunge anche la beffa, con la nostra attività commerciale aperta ma senza clienti, in quanto l’attività della pesca sportiva è vietata. A questa situazione si aggiunge la completa mancanza di aiuti o contributi da parte dello Stato, non rientrando ed anzi peggio, escludendoci dai decreti ristori in aiuto alle attività”. Infine, la richiesta alle istituzioni “Chiedo a nome mio, e di altri colleghi del settore, di ammettere la pesca come attività sportiva e garantire alle attività commerciali che il governo ha lasciato aperte, ma che non hanno clienti e incassi, di essere inserite nel decreto Ristori, o quantomeno prevedere un risarcimento per danno subito a seguito del divieto alla pesca sportiva e dei mancati incassi di questo intero periodo”.