Eroi per caso nella memoria di chi resta ( di Claudia Squitieri)

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Il 12 febbraio dell’anno 1992 a Pontecagnano Faiano trovarono la morte i carabinieri Claudio Pezzuto e Fortunato Arena.

Nel libro di Mario Lamboglia  “Quell’ultimo sguardo”, presentato ieri pomeriggio al Comune di Nocera Inferiore, la ricostruzione dei fatti di un periodo caldo per la storia del nostro Paese, per capire e conservare la memoria di un fatto grave.

La cronaca ricorda i due giovani in servizio, intenti ad assicurarsi l’assenza di pericolosità di un auto “sospetta”, all’occhio di chi svolge il ruolo di controllore del territorio, con due uomini a bordo. La solerzia nel volere accertare lo stato di una situazione incerta, condusse alla morte i due giovani agenti.

L’auto risultò rubata, e a bordo oltre ai due scapestrati risultò esserci anche il proprietario. Tutto avvenne in pochi minuti e si concluse con l’assassinio dei due carabinieri.

Le immagini riproposte ieri, custodite negli archivi del TG Regionale e commentate da Massimo Ravel nella sala consiliare di Nocera Inferiore, documentano l’efferatezza gratuita dell’omicidio dei due giovani in servizio: il sangue che impregna il sedile dell’auto si fissa nella mente di chi guarda, accanto alla desolazione delle due giovani vedove che subiscono un arresto nella vita immaginata fino a quel momento.

È già cambiato tutto, la vita non sarà più la stessa: il figlio nel grembo di una moglie non vedrà mai la luce, l’altro figlio di 3 anni crescerà senza il padre, due donne rimarranno a piangere gli uomini scelti per la vita.

Cosa vuol dire essere la moglie di un carabiniere? Esporsi alla perdita? È davvero una scelta da mettere in preventivo?

Tania Pisani, la moglie di Claudio, ha le idee chiare, non vuole che si dimentichi ciò che è accaduto. Si dice ancora arrabbiata per quello che accadde 26 anni fa e che stravolse la sua esistenza e quella di suo figlio e, per questo, nelle scuole ricerca il confronto con le giovani generazioni affinché non dimentichino, e comprendano l’importanza di avere sempre presenti i valori reali della vita.

È di ieri mattina l’incontro, presso l’Istituto Alberghiero di Nocera, con gli studenti per raccontare e raccontarsi per non dimenticare e trovare ispirazione per il futuro.

La chiave interpretativa degli eventi che sembrano intralciare la vita e le indicazione per superare le sue avversità, viene indicata come spesso accade dagli antichi; Apollonio Rodio nelle Argonautiche spinge a riflettere sul significato dell’aiuto. Aiutare qualcuno a superare un momento di sofferenza non vuol dire mettersi di fronte a questa, quanto mettersi accanto a chi risulta surclassato dal dolore. L’empatia diventa lo strumento per entrare in contatto con la disperazione altrui e contribuire a superarla.

“Infelice, perché lasci che la disperazione abbia la meglio su di te? Noi sappiamo che hai conquistato il vello d’oro, sappiamo tutto delle fatiche e delle eroiche imprese che avete compiuto viaggiando per terra e per mare…”

“Adesso basta lamentarti e angosciarti: alzati, e fa alzare i tuoi compagni!…

“Offrite a vostra madre un dono per ciò che ha tanto sofferto nel portarvi nel suo grembo: solo così potrete fare di nuovo ritorno alla vostra Grecia.”

Sempre i Greci accorrono in nostro aiuto, mostrandoci un nuovo e sorprendente modo di interiorizzare lo scorrere del tempo che sembra allontanarsi dalla successione cronologica di eventi che paiono inanellati in un fluire, a volte, insensato.

È davvero così? Per i Greci no. Il futuro è nel passato, in ciò che è stato, nella coscienza che deriva dall’esperienza che forgia il nostro presente.

L’eroismo è qualcosa di tangibile, di umano che richiede forza perché nasce dall’accettazione delle risposte che derivano dallo scorrere del tempo.

Eroi si diventa per caso e si continua ad esserlo nella memoria di chi crede che nessun gesto è invano.

  Claudia Squitieri

 

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