La dimensione dinamica del voto porta con sé anche il dibattito sulla legge elettorale e i suoi curiosi esperimenti dai risultati a volte inaspettati. Tanto per cominciare, sembrerà incredibile, ma ogni cambio del sistema negli ultimi 28 anni, per un motivo o per un altro, non ha mai giovato ai suoi promotori. Nell’era della politica guidata dai dati dobbiamo riconoscere che l’elettore non è mai troppo informato sui fatti politici e tende a essere maggiormente influenzato nella sua scelta dalle sue percezioni – più superficiali e facili – aderendo alle proposte che massimizzano il suo interesse personale.

 

Oggi il 61,3% degli italiani è pessimista rispetto alle proprie condizioni economiche in previsione dell’autunno. Tra gli elettori più preoccupati, oltre al 65,5% degli astenuti, troviamo quelli di Fratelli d’Italia (68%), del Movimento 5 Stelle (66,2%), della Lega (60,6%) e del Pd (58%). L’aumento dei prezzi, soprattutto per quanto riguarda la spesa alimentare e il costo delle bollette come luce e gas, tormenta i cittadini senza distinzioni. Il vero timore nasce nella paventata situazione che gli aumenti possano crescere a tal punto da rendere il saldo tra le proprie capacità economiche e il costo della vita fortemente negativo.

Su questa linea gli elettori impostano le loro indicazioni di voto. Riconosciute le fragilità dei cittadini rispetto alle principali componenti motivazionali che attualmente guidano le scelte del voto, abbiamo realizzato alcune esercitazioni matematiche per comprendere come potrebbe cambiare il panorama politico in virtù di due esempi di leggi elettorali messe a confronto, tenendo conto del nuovo assetto delle Camere dopo l’approvazione del taglio dei deputati.

Se oggi si votasse per il rinnovo del Parlamento con l’attuale legge elettorale – che prevede uno sbarramento al 3% e un contributo alla coalizione per i partiti che riescano a superare l’1% -, anche a causa dell’ultima scissione del Movimento 5 Stelle, la maggioranza dei seggi andrebbe al centrodestra compatto tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia con la raccolta di 206 onorevoli alla Camera e 103 al Senato. Il centrosinistra con un all’alleanza tra Pd, M5S e alcuni partiti della sinistra italiana raccoglierebbe 170 seggi alla Camera e 84 al Senato.

giorgia meloni 3

Azione con +Europa si aggiudicherebbe 22 seggi alla Camera e 11 al Senato, mentre 4 seggi andrebbero alle minoranze linguistiche. In questo quadro è interessante osservare che nonostante il taglio del parlamentari il partito di Giorgia Meloni si avvantaggerebbe di 69 deputati e 33 senatori e, mentre tutte le altre formazioni registrerebbero una perdita, il partito di Carlo Calenda farebbe la sua importante presenza con 33 deputati. In questa analisi è stato calcolato il contributo di Articolo1-Mdp per il centrosinistra, mentre, non avendo ancora definito una loro ubicazione, è stato escluso il possibile contributo di alcuni partiti come ad esempio Italia Viva di Matteo Renzi, Italia al centro – movimento fondato da Giovanni Toti – e la nuova formazione di Luigi Di Maio Insieme per il Futuro.

 

In questa esemplificazione viene bene evidenziata l’emorragia del Movimento 5 Stelle che in prima battuta perderebbe ben 257 deputati rispetto alle elezioni del 2018 e quella di Forza Italia che lascerebbe a casa 104 rappresentanti. Premesso che la situazione da oggi al giorno del voto, previsto per la primavera del 2023, sarà molto differente per tutta una serie di motivi legati agli avvenimenti che ci coinvolgeranno, alle risposte del governo Draghi, alla nuova manovra finanziaria, ai nuovi riassetti del panorama politico nazionale e anche grazie alla comparsa di – sicure – nuove formazioni, ci siamo esercitati su un’altra prova con una legge elettorale proporzionale con sbarramento al 4% senza premio di maggioranza.

 

In questo caso, al netto delle rappresentanze linguistiche, passerebbero solo 6 partiti e il centrodestra in somma raggiungerebbe 218 deputati alla Camera e 109 al Senato. In questo caso il partito di Giorgia Meloni correndo in solitaria si avvantaggerebbe di 162 seggi: esattamente 112 in più rispetto al 2018. Il risultato di questo esercizio è fondato sulla compattezza delle coalizioni che alla prova dei fatti sembra essere messa in discussione ogni giorno da diverse prove di forza di ogni parte politica per manifestare e far emergere le proprie identità. Chissà che non possa essere proprio questa forma tecnica e fredda di rappresentazione ad avvicinarci maggiormente ad una forma più partecipata di politica che metta al centro l’individuo e le sue esigenze.

 

 

 

 

SALVINI BERLUSCONI