Il prurito è già per sua natura un sintomo, tra i più comuni e fastidiosi in ambito dermatologico: è quella spiacevole sensazione, che abbiamo provato tutti almeno una volta nella vita, che fa scattare il bisogno di grattarsi. Quando coinvolge il cuoio capelluto, spinge a sfregare la testa alle radici dei capelli.

A seconda anche delle cause che lo determinano, come vedremo, il prurito in testa può essere più o meno intenso, localizzato in un punto specifico del cuoio capelluto o generalizzato e coinvolgere tutto il capo, può, comparire da solo o essere associato ad altre manifestazioni, come, ad esempio, dolore, rossori, desquamazione e protuberanze a livello del cuoio capelluto. Può, inoltre, essere episodico oppure protrarsi per lungo tempo, tanto da avere un forte impatto anche sulla qualità della vita.

C’è un aspetto poco noto degli studi sul dolore cronico da tempo sotto osservazione: è il prurito cronico, una sensazione correlata a un ampio numero di patologie, dall’eczema alle allergie, passando per danni neurologici e malattie renali.

Si calcola che una persona su cinque lo sperimenti, a un certo punto della vita, ma i farmaci per il suo trattamento, gli antistaminici, spesso risultano inefficaci. Ecco perché la ricerca su questa condizione, che con il dolore cronico condivide molte vie nervose.

IL MALE MINORE. Chiunque, presto o tardi, lo impara sulla propria pelle: il metodo più efficace per estinguere il prurito è grattarsi, con il pericolo di lesionare i tessuti e, di fatto, peggiorare il danno. Perché ci sfreghiamo con le unghie fino a farci male?

La risposta è nel midollo spinale: i neuroni che trasmettono messaggi di lunga distanza dalle varie parti del corpo al cervello sono collegati e fatti dialogare da cellule chiamate interneuroni, che possono essere eccitatori o inibitori. I primi favoriscono la trasmissione dello stimolo al cervello, i secondi interrompono la sensazione sul nascere.

Provocando un moderato dolore alla pelle, i neuroni inibitori processano quel segnale come più urgente rispetto al prurito, e veicolano il primo, inibendo il secondo. Altri gruppi di interneuroni inibitori rispondono più facilmente alle sensazioni di freddo, o ancora alla pressione (ecco perché massaggiare la zona che prude può essere altrettanto efficace).

PERCHÉ NON SI RIESCE A SMETTERE? Un problema per chi soffre di prurito cronico (e non solo) è che più ci si gratta, più viene voglia di continuare a farlo. Gil Yosipovitch, dermatologo dell’università di Miami, ha dimostrato che l’atto di grattarsi attiva i centri del piacere e della ricompensa nel cervello, e in chi soffre di prurito cronico lo fa in modo sempre più evidente con il passare del tempo. Ecco perché smettere o intervenire con i farmaci è così difficile.

CONTAGIOSO. Questi pazienti sembrerebbero anche più sensibili al prurito contagioso, quell’urgenza di grattarsi dettata solamente dal cervello, e che deriva da guardare qualcun altro che compie la stessa azione. Questo meccanismo si sarebbe evoluto come un segnale sociale per favorire l’eliminazione di parassiti dalla pelle, e sarebbe per qualche motivo più radicato in alcuni, sfortunati individui.

NON TUTTI UGUALI. Quello che funziona nel trattamento di alcuni tipi di prurito, comunque, potrebbe rivelarsi del tutto inefficace contro altri. Ma il prurito cronico ha, come il dolore cronico, un denominatore piuttosto comune: lo stress, una delle peggiori aggravanti.