L’alchimia è riuscita. Le porte della cappella Sansevero aprono a una nuova esperienza, alla sperimentazione di nuovi intrecci e ne emerge un alone di raffinata ricerca, in pieno stile del Principe.  Nella cavea sotterranea  le due ‘macchine anatomiche’, frutto dell’ingegno ed espressione massima del Mistero incarnato dal Principe di Sansevero, saranno in compagnia di altri due corpi, questa volta in vetro, realizzati dall’artista veneziano Mauro Bonaventura. Si tratta della mostra intitolata In vitro humanitas che fino al 16 gennaio 2023 colora, dialoga, arricchisce, interroga, sottolinea, enfatizza, sospende lo scenario della cavea della Cappella Sansevero di Napoli.

Le due macchine anatomiche, costruite dal medico Salerno, studiate con il Principe di Sansevero sono due scheletri a cui si è voluto ricostruire il sistema circolatorio in vista. Frutto di studi all’avanguardia hanno sempre alimentato il mito, l’alone di mistero del Principe Raimondo di Sangro, che sperimentò il più possibile con il suo ingegno la sua curiosità e la sua voglia di andare più a fondo. La Cappella, testamento della spiritualità e del percorso del Principe, apre le porte a nuovi stimoli, e non a caso. Le opere di Mauro Bonaventura, considerato un ‘alchimista contemporaneo’, si integrano perfettamente nel contesto, arricchendo di interrogativi e colori lo stimolante mondo della cappella.

In realtà l’artista Mauro Bonaventura già da tempo aveva dedicato la sua arte alla ricerca della rappresentazione dell’uomo, con e attraverso il vetro, materiale noto nella sua Venezia,  materiale amato dal Principe. In realtà i suoi corpi sono, proprio come evidenziano le macchine anatomiche, fili di vita che si intrecciano, circolazione in canali ritmati dal fluire del sangue, dei nervi, del respiro. La sua ricerca, realizzata con il fuoco, l’artigianalità della sua mano, con la pazienza e sapienza della tecnica del vetro a lume, vive nelle due opere esposte. Fling del 2021 si ispira al Tuffatore della tomba di Paestum: l’uomo di vetro rosso sospeso in un tuffo nella cavea della cappella allude alla possibilità di tuffarsi nell’indefinito del vuoto, dell’acqua, della vita. L’artista racconta che la suggestione nasce da un omaggio all’arte, al mare della Campania ma soprattutto dalla sua passione per il tuffo. Con tutta la voglia di smarrirsi in quell’attimo sospeso. E poi l’altra opera site specific,  Homo Erectus, nata proprio dal dialogo richiesto, cercato e accettato dalla famiglia Masucci, con le macchine anatomiche. Inserito tra i due scheletri è un’altra figura di uomo, in cui vetri colorati si intrecciano a formare il tessuto della vita.

In questa piccola intervista la presidente e direttrice del Museo Cappella Sansevero Maria Alessandra Masucci e lo stesso artista Mauro Bonaventura,  (le macchine anatomiche manifestano l’ostilità di una luce un po’ ‘ostile’ alle videoriprese) raccontano questo percorso straordinario.

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Cappella Sansevero con In vitro humanitas acquista in sensibilità emotiva, perpetrando la sua valenza di luogo di ricerca tra arte e umanità, attraverso la concretezza del colore del vetro, del fuoco, tanto cari al Principe.  Il viaggio nella profondità emozionale della Cappella si apre dunque a nuove esperienze perché come evidenzia bene la presidente e direttrice del Museo Cappella Sansevero Maria Alessandra Masucci gestire questo posto significa necessariamente un po’ seguire le orme del suo ideatore, abbracciare il suo ‘messaggio’ di una vita intesa come necessità di sperimentare e provare ad essere avanti rispetto al proprio tempo.

La mostra nasce dall’ideazione di Enrico Sorrentino, con il contributo critico di Jean Blanchaert e Sang Ropnees di cui si possono leggere illuminanti testi nel catalogo sulla mostra pubblicato per l’occasione da alòs edizioni.