Il civismo a Nocera Inferiore giunge al capolinea o quasi: meno male, vien spontaneo il commento. La proposta cosiddetta civica degli ultimi nove anni è stata largamente inferiore alle attese, alle speranze, alle velleità e ai tanti voti presi. Più che un sindacato col grande avvenire dietro le spalle, si è rivelato un lungo e discreto periodo di commissariamento. Il dopo Romano nacque ripudiando tutto e tutti – almeno a parole – e nacque pure in contrapposizione della scellerata ideazione del Principato di Arechi. Ma poi ? Dopo un decennio, la città si ritrova con passi in avanti troppo piccoli per parlare di svolta, con una dichiarazione di dissesto evitato contro la volontà dell’Unto, di assessori che ripropongono vecchio inaspettato e giovane inadeguato, con problemi irrisolti, con storture sotto gli occhi di tutti, con una serie di “faremo”, con la politica diventata robetta da social per colpa originaria dell’Unto. E ora ? La colpa è sempre degli altri, esempio i Lavori pubblici (l’ultima esternazione televisiva era diretta all’assessore, al dirigente o agli uffici nell’interezza?), roba che sembra un andare a parare a fronte del cassettino con troppi mutui da accendere (forse oltre le possibilità reali e concrete). Con questo bilancio, parlare di civismo come riproposta politica sembra un azzardo, anzi una freddura. C’è da voltare pagina, coi partiti tradizionali e nuovi – se son capaci e a patto di scegliere già adesso gente capace – oppure col vero civismo – nascente da quella che una volta si chiamava società civile e fatto di massima competenza. Il resto è perdere tempo, tra un’apparizione televisiva e l’altra, tra un post e l’altro: il sesso degli angeli non c’interessa, meglio sarebbe occuparsi in quel che resta del giorno, ossia del mandato, di vicende rilevanti – lo erano e son rimaste tali.