Per la rassegna degli incontri al Mondadori Bookstore di Nocera Inferiore un’ospite che gioca in casa: Letizia Vicidomini ha presentato il suo ultimo lavoro, “Dammi la vita”, thriller edito per Ugo Mursia editore. La presenza di Vicidomini, come ha spiegato la moderatrice Patrizia Sereno, è la prosecuzione di un percorso iniziato lo scorso 25 novembre nella Giornata mondiale dell’eliminazione della violenza sulle donne, quando Vicidomini ha letto un suo monologo.

Dammi la vita” è la storia dell’indagine del commissario Andrea Martino, pronto a mettersi ancora al servizio della Polizia. Si troverà a connettere i punti tra la misteriosa morte di una bambina – Sofia – avvenuta mesi prima dell’inizio della storia, e l’omicidio di Marlena Vichi, musicista di successo, direttrice d’orchestra e docente presso il Conservatorio di Napoli, che pur da sposata non disdegnava di allacciare relazioni con alcuni studenti. Il Conservatorio di Napoli è attore in scena, che vive attraverso la prosa immaginifica di Vicidomini, che a tal proposito racconta un aneddoto risalente alla presentazione del libro proprio negli spazi del Conservatorio: «Il bibliotecario ci ha tenuto a fermarmi dopo il talk,» racconta, «e mi ha detto che, dopo aver letto il libro, ha iniziato ad immaginare gli studenti del Conservatorio come se fossero miei personaggi.»

L’immaginario vivo di Vicidomini non è solo fatto di spazi che vengono resi familiari per il lettore, ma anche da una vasta gamma di odori e sapori casalinghi – non ultima la pasta al cavolfiore, piatto che dà una dimensione terrena e palpabile, che riporta ad un’infanzia fatta di ricette scritte a mano e tocchi speciali delle nonne non replicabili da chi non ha quella cura e quella maestria.

Anche i temi del libro toccano un nervo scoperto nella società dell’immagine e dell’iperconnessione: la ricerca spasmodica del quarto d’ora, le minacce, la violenza. “Dammi la vita” racconta due voci parallele silenziate allo stesso modo, che si sono sviluppate in autonomia l’una dall’altra perché il metodo di scrittura di Vicidomini punta sempre alla realizzazione di storie corali, che permettano a più personaggi di spiccare nel cuore del lettore. «Il mio personaggio preferito è Luisa,» ammette Vicidomini, «una donna all’antica, forte e ottimista, trovo una rispondenza nella cura che ha di chi ama».

Tanti sono i metodi di scrittura quanti sono gli scrittori, e Vicidomini non fa mistero del suo: lo chiama il “metodo massaia”. «Scrivo tra una faccenda domestica e l’altra quando torno dal lavoro,» racconta, «e cerco sempre di arrivare alla prima stesura della storia con una struttura chiara, che mi permetta di stare nei tempi. Mi è capitato di imbrogliare un po’ sui tempi di qualche consegna, e l’editore mi ha consigliato di fare qualche lavatrice in più se mi avesse aiutato a finire il libro per tempo».

Anche Letizia Vicidomini cede al fascino della serialità: molti suoi personaggi (quelli ancora vivi) sono infatti ricorrenti. Patrizia Sereno paragona nel corso del talk il metodo di Vicidomini al metodo del giornalista conterraneo Joe Marrazzo: a prescindere da quale punto della storia si sta analizzando, ci sono degli agganci che permettono al lettore di restare sintonizzato con le storie.

Con storie come “Dammi la vita” si entra in un’anatomia dell’umano varia, sapientemente dipinta, che riesce a trasportare il lettore in un universo tangibile e possibile, fatto di storie che potrebbe aver vissuto in prima persona o attraverso i suoi affetti.