Tutti recriminano, adesso. Ma la realtà è un’altra cosa: il calcio di D, dilettanti nazionali con contrattino economico più extra, già doveva fermarsi ed invece formalmente gioca ancora, pur essendo attraversato da miriade di rinvii derivanti da casi covid. Lo stop è già nei fatti, anche se parecchie società e tanti addetti ai lavori fanno finta niente e si uniscono al coro dei “recriminanti”. L’alternativa poteva essere una sola: adottare lo stesso protocollo dei professionisti, ma qui sarebbe subentrata l’impossibilità economica a farsi carico delle spese.

Vogliamo parlare dei campionati regionali dall’Eccellenza in giù ? Facciamolo. Francamente stucchevoli gli slogan delle scorse settimane scorse, compresi quelli della Campania: iniziamo con la Seconda Categoria, facciamo anche la Terza e magari pure la Quarta. Da tempo pensiamo che la caccia spasmodica a numero da incremento quantitativo e basta non serve al nostro calcio. E per l’Eccellenza e parte della Promozione, giù la maschera: in Campania, e altrove, chi gioca in questi campionati in pratica lavora, a nero (non ci sono rapporti economici obbligati ma dazioni di sicuro). Capiamo le ragioni di chi lavora-gioca a nero ma è l’ora di sciogliere un nodo esistente da anni: la D deve essere semi-professionismo, per Eccellenza e Promozione è necessario almeno il contrattino di rimborso spese, il resto va considerato calcio amatoriale e non dilettantistico. La crisi Covid poteva servire a riformare campionati e status, invece è diventata solo un inno al lamento.