Ma le banche aiutano le imprese o come dice il popolo, “danno i soldi solo a chi li ha già?”

Quante volte lo abbiamo sentito dire dalle persone del Popolo? È un modo di dire o è vero sempre o solo in parte? In questi anni stiamo assistendo a una nuova e diversa conformazione del sistema bancario Italiano.

Fusioni annunciate e fatte, fusioni annunciate e mai realizzate, Nazionalizzazioni travestite, insomma come al solito, quando si parla di Banche in Italia,  le commistioni tra pubblico e privato sono talmente tante che la verità è difficile da capire.

Ne ha fatte le spese un Gladiatore come Mustier (Ex AD di UNICREDIT ) che ha lasciato la guida del Gruppo bancario Italiano a maggiore carattere e respiro internazionale, dopo le pressioni “Romane” sull’acquisto della, praticamente nazionalizzata, MPS.

È più facile invece capire come funziona in Italia l’accesso al credito, o meglio, gli aiuti di Stato in materia di credito in tempo di COVID, e spiegare quello che sta avvenendo per quelle aziende che già erano in difficoltà prima del COVID e che la Pandemia con la successiva chiusura forzata ha messo definitivamente in ginocchio.

Veniamo ai fatti.

Con il Decreto Cura Italia del marzo 2020 veniva confermata la moratoria (sospensione del pagamento) delle rate, per la quota capitale, senza ulteriore aggravio di costi per le aziende, fino a fine settembre 2020, fino a qui benissimo.

Con il DPCM di Agosto si allungava addirittura la durata della sospensione fino a gennaio 2021 e per le aziende che lavorano nel turismo (con il solito criterio dei codici ATECO) si prolunga il termine fino a fine marzo 2021. BENE!!! Ma allora si sta lavorando veramente per il BENE di TUTTI!!!!

Ma è proprio vero? Lo è veramente? E per tutti?

Ebbene no! Per due principali motivi

Dal punto di vista tecnico, per chi ottiene la moratoria,  la Banca anziché calcolare gli interessi sulle sole quote di capitale effettivamente sospese, calcola gli interessi su tutto il debito residuo.

Operando in questo modo la banca alla ripresa del piano di ammortamento, riformulando il programma di rimborso prolungato del medesimo periodo di sospensione, si riprenderà due volte gli interessi.

A sostenere questa tesi ci sono plurime decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario (a cui si può ricorrere attraverso un reclamo predisposto da un professionista).

Esempio: finanziamento di 30.000 tasso 7,50% di 417 euro mensili. L’errato calcolo per una moratoria di capitale di 12 mesi comporta un maggior prelievo di circa 1.900,00.

E secondo perché la moratoria vale solo per quei crediti che le banche  definiscono non “Deteriorati”

Se il credito è definito deteriorato non vale! DEVI PAGARE TUTTO!!!! Anche se hai un’attività chiusa e non fatturi!

Ci diremo .. come è possibile? Eh si! È possibile! Facciamo un po’ di chiarezza.

L’Italia con il suo sistema bancario, insieme a Grecia, Spagna, Cipro, Irlanda e Portogallo, è uno dei paesi che ha sofferto maggiormente per i crediti deteriorati emersi durante la crisi finanziaria del 2008, passando dai 133 miliardi del 2009 ai quasi 360 miliardi del 2015.

“Un credito viene definito deteriorato quando la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza che per ammontare dell’esposizione, a causa di un persistente stato di instabilità patrimoniale e finanziaria della controparte”.

Ma allora stiamo dicendo che se un’azienda è in temporanea difficoltà, non dovuta al COVID e poi col COVID questa temporanea difficoltà aumenta (inevitabilmente) con la sospensione delle attività, le banche non gli concedono i benefici degli aiuti di stato sul Credito? ESATTO!!!

Anzi diciamo di più! Che nel calderone dei crediti deteriorati … ci hanno messo o ci potrebbero mettere tutti!

Per capire cosa vuol dire però l’aggettivo “DETERIORATO” dobbiamo fare riferimento a un concetto Anglosassone (cultura completamente diversa da quella Latina e Italiana in particolare).

La definizione accolta a livello internazionale Di “Non Performing Loan” NPL prevede diversi livelli di gravità e di deterioramento dei crediti, partendo da una situazione transitoria come la cosiddetta “Partita Incagliata” che prevede uno stato provvisorio e temporaneo di difficoltà ma che presume la possibilità di recuperare il credito, a una situazione di esposizione ristrutturate e/o sconfinate che prevedono una dilazione e un ritardo dei pagamenti oltre i 180 giorni, fino a quella che si definisce Credito in Sofferenza; insomma il vero è proprio rischio di insolvenza da parte del debitore, dovuto a un impoverimento effettivo del patrimonio del debitore anche se non accertato giudizialmente §(cioè senza procedure fallimentari).

Quindi teoricamente, per trasportare il concetto nella cultura italiana i crediti che non ammetterebbero moratorie sarebbero solo quelli derivanti da una “quasi CERTEZZA di insolvenza, confortata da un impoverimento del patrimonio e quindi dalle garanzie”  anche se, si spera, che sia solo transitoria, ESATTO?

Allora, se i Mutui ipotecari sono garantiti appunto da una ipoteca (su beni mobili o immobili di un valore normalmente superiore all’ammontare del prestito concesso) per rendere sempre solvibile o recuperabile il credito e consistente il patrimonio del debitore, possono essere considerati non performing o Deteriorati?

Dove finisce il rischio della banca e diventa diritto di far fallire una impresa semplicemente perché il mondo si è fermato?

E ancora, il nostro ordinamento con la Legge fallimentare definisce all’art. 5 “l’imprenditore che si trova in stato di insolvenza è dichiarato fallito. Lo stato di insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni” 

Ponendo quindi il trascorrere del tempo come dato oggettivo per la dichiarazione dello stato fallimentare.

Mi domando: Visto che da un anno a questa parte il tempo si è fermato e vista l’incertezza, data dalla situazione pandemica, in cui versano i pagamenti di tutti i crediti ” non sarebbe stato meglio fare un atto di equità e fermare o almeno dare la possibilità di fermare il tempo dei pagamenti?

Così facendo fare accedere davvero “TUTTI” agli aiuti di stato? In un momento di difficoltà oggettivo,  dove forse siamo tutti un po’ “Falliti” a partire dallo Stato,  non sarebbe stato meglio dare speranza a chi già versava in condizioni difficili?

Come diceva il nostro precedente Presidente del Consiglio, “ in momenti eccezionali c’è bisogno di Strumenti eccezionali”  forse nel nostro paese, purtroppo, non vale per tutti,  vale solo per chi ha più potere contrattuale.

E quando terminerà lo stato di crisi “dichiarato” e arriverà la vera crisi per tutti, per gli imprenditori che non avranno i soldi per pagare i debiti,  per i lavoratori che si ritroveranno per strada a protestare (senza essere protetti, Sindacati in testa), dalle chiusure o dalle necessità (convenienza) di riduzione del personale,…

questa volta chi fermerà la loro rabbia? E soprattutto chi fermerà le “Aziende di facciata della Mafia” che hanno già iniziato lo Shopping a spese degli imprenditori sfortunati o poco abili?

Le risposte le lascio ai lettori.

di Gianfranco Manetti

Supporto Tecnico Finanziario di Carlo Oriani (Tutela Semplice)