La batosta dei 5 Stelle ma anche il dato negativo della Lega ridanno la possibilità di tornare alle idee degli anni novanta del secolo scorso, messe in cantina col Mattarellum, col Porcellum e col tentativo fallito di Renzi. Gli exploit di 5 Stelle e Lega nelle ultime consultazioni nazionali ridavano fiato e spazio ad una visione proporzionalistica della politica italiana, non più solo due poli, centro-destra e centro-sinistra con relativo contorno, ma la possibilità di una terza forza (la Lega pur differenziandosi è stata sempre nel perimetro del centro-destra), del tutto inedita e senza collegamenti col Palazzo. L’illusione è durata poco, i 5 Stelle, la terza forza in questione, s’è alleata con tutti e tutto pur di sedersi al governo, non considerando che coi i numeri in possesso avrebbe potuto dire no e riportare gli italiani immediatamente alle urne, non accettando il matrimonio con Salvini (successivamente col Pd). Da quel momento in poi, è scattata la voglia di proporzionale, tipica della politica italiana: far pesare anche voti minimi sulla formazione dei governi attraverso le scelte parlamentari. L’esito delle amministrative, parliamo ovviamente delle grandi città, cancella questo punto di vista: i 5 Stelle salvano la pelle solo nell’ambito del centro-sinistra aggiornato, la Lega evita il peggio solo nell’ambito del centro-destra. Meglio ripensare, dunque, ad una legge elettorale che favorisca due grandi aggregazioni e che riservi alle minoranze il diritto di rappresentanza, ovvero di platea. Però va aggiunto che se si arrivasse a tale determinazione, bisognerebbe evitare in qualche modo le furbate che hanno reso in passato l’uninominale all’essenza dell’acqua di rose: la dissociazione appena entrati in parlamento, il formarsi di gruppi su gruppi negli ambiti dei due poli. L’Italia è matura per un discorso del genere ?

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