“Se avessi potuto allenare i ragazzi, una volta li avrei convocati al mattino presto ad una fermata di metropolitana a guardare la gente che lavora, che si muove, che suda, che corre, che si danna. Gli avrei fatto capire la fortuna di fare il calciatore e il privilegio di ritrovarsi ricchi da giovani.
Per carità, i giocatori oggi sono abituati persino a consegnare al magazziniere la propria valigia alla partenza di una trasferta e riprenderla alla fine: gia’ trovano disdicevole portare il proprio bagaglio… Il calcio per me è stato vera passione, ho giocato a pallone fino a 65 anni. Una mattina al parco Trenno vedo dei ragazzi che giocano. Mi fermo a guardare: la squadra che perde ha un giocatore in meno. Non resisto e vado dietro al loro portiere: “Scusa, mi fate entrare?”. Quello si volta e non ha tanti riguardi, i ragazzi di oggi sono così: “Ma dai, qui siamo tutti giovani”. Insisto: “Gioco anche in porta”. Alla fine uno mi fa segno di entrare e dopo un po’ mi dice: “Sai che sei buono? No, sul serio”. Troppo giovani per ricordarsi di Lodetti e allora gli racconto che ho fatto tornei aziendali.
“Sì, ma come ti chiami?”, hanno continuato a dirmi. Avevo un giubbotto con scritto Ceramica: “Mi chiamo Ceramica”. Mi hanno guardato strano pero’ mi hanno accettato e da allora ogni sabato mattina Ceramica se n’è andato al parco Trenno a giocare, a divertirsi di nuovo: passa Ceramica, tira Ceramica, bravo Ceramica.
Dopo due anni, sono stato smascherato da un anzianotto che è passato in bici, mi ha squadrato per bene e poi ha detto: “ma lo sapete chi è quello lì? L’ho visto cancellare Bobby Charlton”.