foto luigi spina

Entrare in una casa e catapultarsi indietro nel tempo, sensazione costante quando si gira per l’antica Pompei, è ancora più evidente nel caso della domus dei Vettii, inaugurata il 10 gennaio alla presenza del ministro della Cultura Sangiuliano. Entrare trovarsi a ragionare e a immaginare di vivere proprio nel primo secolo, magari un po’ prima dell’eruzione del 79 d.C., è una sensazione vivida. Ogni angolo della casa racconta qualcosa, lascia una sensazione e soprattutto lascia intravvedere il carattere, la visione culturale e l’approccio alla vita di chi la viveva, perdendosi nei mille colori. Fin dall’ingresso.

Qui ad accogliere il visitatore si trova un uomo barbuto, con cappello frigio, in posizione classica, ma con un vestito forse un po’ osè, ostenta con chiarezza le sue ‘doti’: su una stadera a due piatti espone da una parte il suo enorme ‘fallo’, dall’altra un sacco pieno di denaro. Il Dio che protegge, Priapo, con tutto il suo valore apotropaico, scaccia malocchio, è il primo che accoglie con ironia chi entra nella domus dei Vettii. Lo ritroveremo anche come statua-fontana nel peristilio (giardino), riarredato con copie delle antiche statue. Già dall’ingresso il messaggio è chiaro. Si sta entrando in una casa ricca, fortunata, positiva, ospitale e soprattutto ‘protetta’. Probabile sintesi dello sguardo dei suoi due proprietari Aulo Vettio Restituto e Aulo Vettio Conviva, due ex schiavi, due liberti di alto livello (Aulo Vettio Conviva era pure un ministro del culto imperiale, uno degli Augustales) riusciti ad arricchirsi grazie, forse, al commercio del vino. Dopo il loro riscatto sociale non si risparmiano nell’ostentare il loro valore in una casa piena di pitture di fattura finissima, che manifesta il loro potere attraverso una ricchezza che si materializza in vive e raffinatissime immagini grondanti di cultura. Riapre la casa nota non solo per le sue nature morte, come ricotte ed asparagi, me soprattutto per i lunghi fregi istoriati  dell’oecus del portico settentrionale: amorini indaffarati che, come immagini di fumetti, raccontano aspetti della vita quotidiana, dal lavoro al divertimento, dal fare il vino, lavorare il metallo, al giocare a cavalluccio o a partecipare a cortei bacchici.

Perdersi tra colori, immagini.
Più che una semplice domus qui ci si trova difronte a una vera e propria esplosione colorata di sguardi, di personaggi, di storie che riempie tutti gli spazi e ambienti: ci si sente osservati, accompagnati, sollecitati in ogni momento. Può capitare di vivere emozioni diverse e mentre ci si stupisce del realismo dello sguardo di un ritratto scatta il sorriso per la simpatica ironia di un amorino che va in giro ‘guidando’ un granchio. In un continuum emozionale. Nel triclinio mentre Zeus troneggia in alto, tra Leda, Danae e simbolici pavoni  in basso Bacco insieme ad Arianna guardano divertiti una lotta tra un piccolo amorino e un piccolo Pan. Ciparisso attonito con il suo amato cervo, con il tripode di Apollo è colto prima che il dispiacere lo trasformi in cipresso. Ogni spazio delle mura diventa racconto, senza tregua, senza soluzione di continuità. Scoperta a metà degli anni novanta dell’ottocento questa casa ha conservato i suoi affreschi e pitture, senza che venissero staccati, più o meno intatti  tranne nei punti in cui sono stati colpiti dalle bombe che gli alleati nella seconda guerra mondiale non risparmiarono neppure a Pompei. Come accade nella zona del ‘gineceo’, nome dato dall’archeologo Maiuri, visitabile dopo tanto tempo.

STORIE DI SENTIMENTI
I sentimenti raccontati su questi muri sono davvero variopinti. Ogni ambiente sembra rispondere a un fil rouge emozionale.  L’amore doloroso e non fortunato, vive in storie su sfondo rosso pompeiano nel ricchissimo triclinio tra atrio e giardino: Pasifae remunera con due braccialetti l’opera di Dedalo, Issione viene condannato alla ruota per la tentata passione per Giunone, Arianna dorme disperata mentre la nave di Teseo parte e Bacco è lì, pronto a consolarla. Racconto della speranza, quest’ultimo, che lascia immaginare che dietro un grande male ci sia sempre un grande bene. Non manca neppure il tono violento nelle storie dell’oecus in giallo,  con protagonisti Ercole bambino che uccide i serpenti inviati da Giunone o Dirce che subisce il suo supplizio mentre il re Penteo viene ucciso in maniera truce.  Grandi quadri e ben organizzati vengono accompagnati dal ritmo di dettagli, immagini, personaggi.  Urania, il Poeta, nature morte con murene e pesci or ora pescati che si susseguono nel peristilio. Ma la stanza più incredibile, nonostante non siano stati trovati i grandi quadri, probabilmente perché realizzati su una base lignea andata poi bruciata, è proprio quella in cui sono rimasti  gli sfarzosi movimenti delle decorazioni in piccoli dettagli. Un oecus (salone) in cui intrigano queste strisce in cui il ritmo di piccoli amorini indaffarati, tra tante attività che vanno da quella di profumieri a di vinai, in cortei dionisiaci o in giochi fanciulleschi, appassiona e quasi stordisce. Un racconto della laboriosità efficace e gentile che emoziona tra piccole immagini e raffinatissimi gesti che ti fanno sembrare di essere parte di un progetto brulicante di vita. Straordinariamente vivo è anche il giardino ritornato a vivere proprio come allora (grazie alla conoscenza botanica di questo peristilio) corredato dalle statue in copia.

EUTYCHIS chi era?
Eutychis Graeca a(ssibus) II moribus bellis
Prima di entrare in casa, proprio all’ingresso, un graffito lascia una traccia indelebile. In italiano si direbbe così “Eutychis, greca, di maniere gentili, per due assi”. L’allusione è chiara e fa eco anche nell’architettura della casa: nella zona servile, a cui si accede attraverso un atrio con un bellissimo larario in cui i lari  sono inseriti in un tempio con la facciata realizzata in bassorilievo, si trova, accanto all’ambiente della cucina con un bel bancone, una stanza meretricia. Un ambiente con a parete quadretti più che erotici, esplicitamente alludenti a posizioni d’amore. Era qui che si poteva incontrare Eutiche? Quel graffito alla porta era un invito? Per due soli assi? I Vettii  ex schiavi ormai lanciatissimi socialmente sostenevano questa attività? La ignoravano? era un ulteriore guadagno per loro? Vero è che non c’è un ingresso secondario quindi non sembra plausibile che chiunque potesse passare per un atrio, tra l’altro corredato da due casseforti, senza che i proprietari se ne accorgessero.  Vero è che sembra tanto più terribile immaginare che proprio due ex schiavi affrancati si servissero in maniera così spersonalizzante di schiave per guadagnare, cifre neanche poi alte. Forse Eutychis non era proprio una prostituta ma di tanto in tanto svolgeva anche questo ‘lavoro’?
Pompei vibra di vita vera e questa casa lo esprime nel suo più profondo, lasciando possibilità aperte.